Pagina:Saggio di racconti.djvu/53

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niccolò tartalea 45

ma piuttosto l’ignoranza e la miseria. Un giorno poi, quando Niccolò aveva dieci anni, i Bresciani, che non volevano più sopportare il giogo dei Francesi, si sollevarono, e gli scacciarono quasi tutti. Ma Gastone di Fois, duce degli stranieri che si volevano impadronire di quella parte d’Italia, venne in gran furia con molti dei suoi soldati francesi contro la città sollevata; sbaragliò la gente che la difendeva, e ritornò in Brescia con un esercito avido di vendicarsi, di massacrare il popolo e di rubare. Quando i nemici entrano in una città in questo modo, si dice che la saccheggiano; e cotesto tremendo saccheggio (anno 1512) cagionò la strage di sei mila cittadini. Più lacrimevole d’ogni altra era la condizione dei vecchi, delle donne, dei figlioletti che non si potevano difendere nè fuggire in tanto scompiglio. Si ricovravano nelle chiese, e faceva scoppiare il cuore l’aspetto di tutte quelle deboli creature atterrite, col viso bianco, abbracciate fra loro, piangendo, urlando e raccomandandosi a Dio. Nonostante gli scellerati nemici non ne rimaser commossi; non rispettaron nemmeno la chiesa; vi si precipitarono furibondi, uccidendo i vecchi e le donne supplichevoli e i figliolini innocenti sul seno stesso delle madri; spogliando gli altari, mettendo a soqquadro ogni cosa; nè furono sazj finchè non ebbero portato via o calpestato o distrutto quanto v’era di pregevole e sacro. Speriamo che ora queste cose non seguano, e che non vi siano stranieri sì iniqui da commetterle un’altra volta.