Pagina:Saggio di racconti.djvu/62

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54 racconto settimo

seppe sostenere con intrepidezza la nuova disgrazia. Ma lo stare senza far nulla era un altro tormento; e la noia lo avrebbe condotto a morire d’inedia. Allora si provò a cucire anche al buio, e in poco tempo vi riescì. Faceva maraviglia come egli potesse riconoscere al tasto i pezzi di panno tagliati dal maestro, metterli insieme e cucirli con esattezza. Così passava le sue giornate solitario in mezzo alla gente, ridotto ad aspettare d’esser toccato per accorgersi che qualcheduno fosse con lui. E quando si sentiva toccare da una persona, le pigliava tosto la mano, gliela stringeva forte forte, e la baciava, mostrando nel viso e negli atti la gioia d’avere accanto un suo simile. Ma gli rimaneva da superare una gran difficoltà, quella di conoscere al tasto i segni che gli venivano fatti con le mani. Poteva leggere toccando con le dita certe parole scolpite in rilievo; ma come avere e subito tutte quelle che erano necessarie per rispondere alle domande? Si racconta di un cieco provvisto di tatto così delicato, da intendere un foglio scritto con inchiostro denso; ma quanto tempo ci voleva innanzi di giungere a una squisitezza di sentire come quella! Un giorno gli venne sotto le mani la lavagna sulla quale era solito scrivere quando vedeva, e compiacendosene come della memoria di un bene perduto, volle serbarla sotto il capezzale colla speranza di ricavarne ancora qualche costrutto. Dopo molto tempo gli riescì di trovare sul letto una pietra da sarti, e, come se fosse stato ispirato da Dio, prese subito la lavagna e vi scrisse al-