Pagina:Saggio di racconti.djvu/75

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l’acciarino perduto 67

Par. Oh chi ardirebbe dubitarne? Io vi parlo di un mezzo che non era in vostra mano, e che io stesso ho conosciuto ora soltanto; e ringrazio il cielo di non esser venuto troppo tardi. Signora, io ho meco una somma di 400 scudi che appartiene a voi. Con essa potrete sodisfare gli ultimi debiti del marito, e conservare il podere. Ora ve la reco.» E si era già alzato e diretto alla porta. Ma la vedova, presa dalla maraviglia, si alzò anch’essa, e si mosse per rattenerlo, esclamando: «Signore, io non accetterò mai questa somma senza conoscerne la provenienza. Non so che mio marito avesse un tal credito; io non l’ho mai avuto di certo; non posso, non debbo accettare...

Par. Signora, (tornando in dietro, e pregandola con cenni a sedere) dianzi avete parlato dell’autorità che mi veniva dal mio ministero. So che non ho bisogno di rammentarvela, so che il rifiuto nasce dalla delicatezza del vostro animo, e che non potete nutrire alcun sospetto indegno di voi e di me. Io potrei senza arrossire lasciarvi qui una somma che è vostra, o pagare il debito che vi obbligava alla vendita del podere; ma non ardirei usare la più piccola violenza, perchè so che l’accettare da voi stessa i 400 scudi non vi può offendere in alcun modo. Tuttavia voglio novamente asserirvi che una persona onorata si confessa in faccia mia debitrice a voi di questa somma, e vi prega di accettarla. Non deve dispiacervi il segreto quando riposa sulla mia onoratezza e sull’autorità del mio ministero. No, non