Pagina:Saggio di rime.djvu/17

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scrittore altresì. Imperocchè seppe ella costruire di sua mano certi bellissimi lavori, i quali poi denominò Grotteschi, rappresentanti giardini con verdi, e spalliere; e forniti d’archi, e colonne, e prospetti, tessuti da chiocciolette; il tutto con ammirabile simmetria, struttura, ed egregiamente architettati: opere d’incredibile pazienza, e di molto giudizio infallibile argomento. Restata finalmente vedova, non perciò le uscì col tempo della memoria i meriti dell’onesto Consorte, anzi che ne pianse in molti modi di Rime in tutti gli anni che sopravvisse la grave perdita. Nè per questo rallentò le sue premure per le faccende domestiche, e di non procurarne al solito il migliore; con ogni vigilanza adoperandosi per la più esatta condotta de’ Figliuoli, sovente destandone l’animo con materne ammonizioni ad imitare le virtù del Padre e con gli scritti, e con la voce. Ammalò Marianne ne’ giorni festivi de’ Santi Giacomo, ed Anna, ma di infermità non apparentemente mortale; onde in letto pochissimo si ritenne, ed a’ cinque di Agosto dello scorso anno, settantesimo terzo compiuto dell’età sua, munita de’ Santissimi Sacramenti, presentissima a se stessa, con cristiana rassegnazione, fra le lagrime de’ suoi Figliuoli, e di altri della sua famiglia, placidamente di questa vita partissi. Ebbe Marianne due Sorelle di lei minori, la maggior delle quali per nome Francesca si maritò coll’avvocato Filippo Zecchini Amati, l’altra che detta fu Eleonora si con-

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