Pagina:Saggio di rime.djvu/26

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* xxv *

GIà al pozzo ne giungea la Femminetta
     Samaritana ove Gesù sedea
     Affaticato, e di gran sete ardea
     4Per essolei, ch’altro desire alletta.
Dammi a bere a lei dice, ed ella in fretta
     Risponde: non sei tu uom di Giudea?
     Ah! tu non sai, Gesù le ripetea,
     8Chi ti parla, nè qual grazia t’aspetta.
Ma tu chiedila a me, che di saliente
     Acqua il Fonte conservo, e chi la beve
     11Lo crudo stral di morte unqua non sente.
Indi altro aggiunse, onde conobbe in breve
     Che s’empia venne, andonne penitente,
     14Nè più del fascio di sue colpe greve.



QUal sitibonda cerva che ferita
     Porta lo stral nell’agil fianco impresso,
     Ratta si corre a rintracciar aita
     4Ove l’attende chiaro fonte appresso;
Tal la donna di Magdalo pentita
     D’ogni pur troppo suo fallir commesso,
     Viene a Cristo Signor, fonte di vita,
     8Che lo stral del dolor nel cor le ha messo.
Geme, e le piante di Gesù col pianto
     Lava, e ne bacia, e co’ be’ crini suoi
     11Fra le mani raccolti umile asterge.
Di balsamo odoroso indi lo asperge,
     Mormora il Fariseo, ma Gesù poi
     14Lui danna, e assolve lei del fallir tanto.


Scen-