Pagina:Saggio sulla felicità.djvu/27

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non mi arresterò ad individuare; passioni che sono fra le più comuni, poichè nate coll’uomo, e che non ripetono la loro origine dall’ingentilite società. L’appagare questi bisogni è un dovere dell’uomo, e forse egli ne ha un dritto in onta di qualunque ostacolo che gli occorra, purchè non oltrepassi que’ limiti, che la conservazione di se stesso gli addita, e non si faccia a violare le leggi, dalla frugalità, e dalla temperanza dettate. Che se dagl’insegnamenti di queste virtù osasse slontanarsi, e cercasse incautamente di onestare le chimere figlie di scomposta immaginazione, e di viziati costumi collo spezioso pretesto del bisogno, egli si porrebbe a repentaglio di veder punito il suo errore dall’infermità, seguaci indivise delle sozze lascivie, e delle notturne orgie romorose, cui Bacco ebro, ed insano presiede. E se la felicità come poco anzi ti andava dicendo, è in parte l’effetto di un temperamento sano, e vigoroso, ben vedi quanto importi l’andar guardingo nel conservarlo, onde non abbia per cagion nostra ad essere guasto, e scommesso. Nulla fa scordare all’infermo la sua malattia, e poco gli giova, o il conforta lo starsi su dorato letto corcato, il vedersi molti familiari dattorno, che pendano da’ suoi cenni, o il saper che


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