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e bevevate a vostro piacimento e dormivate tranquillamente in una comoda cabina, volevate vedere il polo; ed ora cominciate a spaventarvi?

— È vero, amico mio, ma questo paese comincia a mettermi indosso delle malinconie. Cosa volete? Io non sono nato per i viaggi.

— Se volete ritornare a casa, accomodatevi, disse Wilkye, ridendo. Il nord è lassù.

— Scherzate, Wilkye, ma ora cosa faremo? Vi confesso che non mi trovo troppo bene su questo banco e con questo freddo.

— Fra poco avremo una capanna.

— Ed una pentola che bolle?

— Anche la pentola.

— Allora affrettiamoci.

— Vi metto anche voi al lavoro; vi scalderete.

— Purchè non diventi magro!

— Tutt’altro, mangerete il doppio.

— Allora sono a vostra disposizione.

— Cominciamo a costruire la capanna: sarà il nostro quartier generale ed il nostro magazzino.

— Ma dove la rizzerete? Sul ghiaccio forse?

— Volete costruirla sulle roccie? Bisognerebbe rompere uno strato di ghiaccio di quindici o venti metri.

— Ma non geleremo noi?

— Staremo caldi egualmente, Bisby. Orsù, al lavoro; bisogna trasportare tutto questo legname al di là del banco, poi penseremo a trascinare tutti questi colli, queste casse e le botti.

I sei marinai, i due velocipedisti, il negoziante e lo stesso Wilkye si misero tosto in moto. Essendo il sole tosto al tramonto, la temperatura scendeva con rapidità, ed era necessario procurarsi un pronto ricovero.