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234 al polo australe in velocipede

CAPITOLO XXV.

Le vittime del Polo.

Quella notte il freddo fu più intenso del solito: il termometro esposto all’aperto, discese a -30° subito dopo il tramonto del sole e la piccola lampada dovette bruciare senza interruzione, per mantenere sotto la tenda una temperatura di -20°.

Per la prima volta provarono i primi sintomi della congelazione, malgrado le loro grosse vesti, le coperte di lana e la pelle d’orso che li copriva. Blunt, essendosi addormentato senza i guanti di pelle, corse il pericolo di perdere entrambe le mani e Wilkye, che erasi accorto a tempo, dovette faticare non poco a riattivargli la circolazione del sangue, mediante delle energiche frizioni con della neve e poi con degli stracci di lana.

Peruschi sentì forse più di tutti i morsi dell’inverno polare, poichè Wilkye lo udì a lagnarsi parecchie volte. Lo scorbuto raddoppiava le sue sofferenze, essendosi ormai esteso anche alle gengive, le quali si coprivano di tumefazioni fungose e sanguinavano.

Al mattino però, essendosi il freddo un po’ raddolcito, sdraiato l’ammalato sulla lettiga, si rimettevano coraggiosamente in cammino. D’altronde il moto era la loro salvezza: una fermata più lunga sotto quella tenda priva d’una stufa poteva produrre un grave assideramento.

Fu una marcia faticosa: la neve, rammollitasi sotto i raggi del sole, cedeva sotto i loro piedi e le ruote delle