Pagina:Salgari - Al polo australe in velocipede.djvu/89

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capitolo ix. - i banchi di kelp 81


vento e del timone, scivolò leggiera leggiera sul denso strato d’alghe, civettuolamente inclinata sul babordo.

Come aveva detto Wilkye, era giunta nel mezzo di un immenso banco di kelp. Queste alghe, che chiamansi Macrocystis pyrifere, nascono solamente nei mari australi e avvertono la vicinanza di bassi-fondi o di isole. Raggiungono delle lunghezze incredibili, poichè sovente misurano settecento, ottocento e perfino mille piedi, ossia circa trecentotrenta metri.

Esse fissano le radici in fondo al mare, si ramificano e salgono obliquamente verso la superficie. Alcune sottilissime si tengono celate sott’acqua, ma altre più larghe, in forma di lamine dentellate, emergono. Queste sono le più pericolose, poiché giunte a fior d’acqua si ramificano enormemente, imprigionando di frequente le navi.

Esse sono sorrette da piccolissime vesciche aeree e in mezzo a quel caos di nastri giganteschi brulica una quantità di animaletti, come l’uraster, che è di un bel giallo aranciato, l’acanthocyclus gai, che è un crostaceo, il lophyrus granosus e il comholepas oblungus, che sono molluschi e soprattutto dei veri banchi di clios australi, molluschi lunghi tre centimetri, che sono avidamente ricercati dai cetacei; anzi costituiscono la così detta zuppa delle balene.

Si dice che il kelp circondi tutto il continente australe, racchiudendolo entro un immenso cerchio.

La Stella Polare però passava facilmente sopra quella grande prateria marina. Se l’elica non poteva più funzionare, il vento la spingeva con rapidità verso il Sud, gonfiando le rande e le contro-rande.

Pel momento non era il caso di liberare l’elica, poiché quei lunghi vegetali non avrebbero tardato ad imprigionarla ancora.

Tutto il giorno la goletta navigò sul kelp, ma verso