Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/64

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62 capitolo xx.


che il nostro globo sia rivestito da una crosta, il cui spessore non eccederebbe i cinquanta chilometri. Sotto questa specie di buccia, dicono essi, si troverebbe uno spaventevole oceano di fuoco.

By-god!... Ma cinquanta chilometri sono un nulla, quando si pensa che il medio raggio terrestre è di 6336 chilometri.

— Eppure simile teoria fu sostenuta da scienziati di gran fama.

— Se fosse vero che temperatura ci dovrebbe essere al centro della terra?

— Nientemeno che di 195900 gradi, Morgan, secondo i calcoli dei summentovati scienziati.

— Corpo d’un cannone!... esclamò Burthon. Una temperatura di 195900 gradi!... Quale roccia resisterebbe a simile calore?

— Non resisterebbe nessuna delle sostanze solide da noi conosciute, disse l’ingegnere.

— Ditemi, signore, ci credete alla teoria di Humboldt e compagni? chiese Morgan.

— No, macchinista, rispose l’ingegnere. Non si può ammettere che sotto la crosta terrestre esista un mare di fuoco così spaventevole.

— E perchè?

— Per una ragione. Perchè io credo, come ben disse l’illustre scienziato Poisson, che una crosta così sottile non possa resistere ad un oceano di fuoco la cui temperatura sarebbe centottanta volte maggiore di quella del ferro fuso. Ti pare?

— Infatti il ragionamento mi sembra giusto.

— Più che giusto, Morgan. La crosta terrestre poggiando sopra un tale oceano di fuoco dovrebbe scoppiare o almeno fondersi.

— Ma ci sono i vulcani.

— Ma i vulcani non basterebbero, Morgan, a dare sfogo a tale calore.