Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/126

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


attentamente, Banes saliva silenziosamente sulla mura di cinta, e spiava, con un piccolo cannocchiale, tutti i punti dell’orizzonte.

Era già da vari minuti che stava in osservazione, quando si sentì afferrare per un braccio. Coll’abilità propria dei brasiliani fece un balzo indietro e con rapido gesto nascose il cannocchiale in saccoccia.

– Che cosa facevate – gli chiese una voce ben nota.

– Ah! Sei tu Bonga? – disse Banes, avvicinandosi al negro.

– Avete scoperto nulla? I miei occhi hanno già veduto la fregata.

– Sì, mi pare d’averla scorta – rispose Banes.

– Domani mattina sarà qui, ne sono certo.

– E darà da fare a queste canaglie – aggiunse Banes.

– Credete che possa distruggere questo forte?

Il brasiliano scosse il capo con aria incredula poi mormorò:

– Non lo credo; questa posizione è quasi insuperabile.

– Le sue palle però causeranno delle gravi perdite ai pirati.

– Questo è vero, ma anche la fregata verrà maltrattata. Andiamo a riposare, Bonga; domani non ne avremo il tempo.

Il negro scosse il capo, dicendo:

– No: voglio vedere se è la fregata.

Banes non rispose e andò a dormire.

Al mattino egli venne destato da grida acute che risuonavano per le stanze del forte.

– La fregata! La fregata! – urlavano i pirati, precipitandosi sui bastioni.

Banes in un salto fu in piedi; afferrò il suo fucile e corse fuori.

Tutti i tiragliatori erano ai loro posti, nascosti fra le rocce e parte sulle mura, mentre gli artiglieri cambiavano le cariche ai cannoni.

La fregata francese, riparati i suoi danni e rinnovato il trinchetto, veleggiava rapidamente verso il forte. Sul suo ponte si vedevano i marinai aggrappati dietro i cannoni di caccia e numerosi fucilieri installati sulle coffe, sulle crocette e sui pennoni.

Giunta a cinquecento metri dall’isolotto, la grande nave imbrogliò gran parte delle sue vele, mentre i suoi artiglieri puntavano i loro pezzi in alto pronti ad aprire il fuoco.

Anche i marinai delle coffe e delle crocette e dei pennoni parevano non attendere che un segnale per scaricare le loro carabine.

Dal canto suo il capitano Parry, fatti riunire i suoi venti pezzi in direzione della fregata, ordinò ai suoi fucilieri di sparpagliarsi fra le rocce, onde avvicinare maggiormente i nemici.

A mezzogiorno la bandiera nera fu issata sulla cima del forte, e uno dei più grossi cannoni della Garonna tuonò rumorosamente,