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gli scorridori del mare 9

quanta o sessanta capanne di forma conica, erano aggruppate attorno ad un baobab di dimensioni gigantesche.

Presso ad esse un centinaio di africani, d’un bel nero ebano, e seminudi, gesticolavano vivamente, agitando delle lunghe zagaglie.

Dovevano sapere di che cosa si trattava, poichè salutavano l’equipaggio con urla di gioia, sgambettando allegramente lungo la riva.

Il capitano fece scaricare un cannone in segno di saluto, poi fece gettare in acqua una lancia, armata d’una buona spingarda, non fidandosi troppo del suo amico Pembo. Otto marinai armati vi presero posto, assieme al capitano e al secondo, portando delle bottiglie di acquavite e la scialuppa volò sulle rapide acque del fiume, dirigendosi verso la riva. Dieci minuti dopo i due comandanti sbarcavano in mezzo a quella folla urlante, che pareva impazzita.

Il monarca non vi era ancora; senza dubbio era occupato a veder il fondo di qualche bottiglia d’acquavite, ma Solilach sapeva dove scovarlo, e seguito dal secondo, camminò diritto alla capanna reale.

Il tembè di Pembo sorgeva nel centro del villaggio; esso era composto di tre vaste capanne dipinte in rosso, circondate da una veranda e col tetto di paglia.

Due filari di pali scolpiti rozzamente, rappresentanti feticci e serpenti ed abbelliti da amuleti composti da pietre differenti e da code di animali, si prolungavano fino all’ingresso principale.

Agli schiamazzi dei negri, la porta del tembè reale si aprì e Pembo comparve.

Alla vista del capitano che già conosceva, gettò un grido gutturale che non aveva nulla di umano, e precipitandosi innanzi, afferrò vigorosamente la mano del negriero e gliela strinse alla maniera europea.

Pembo era un negro robusto, di statura assai alta e poteva avere quarant’anni.

La sua faccia però, alterata dall’abuso smodato dei liquori, era orribilmente contratta e gli dava un aspetto spaventoso.

Il suo costume non poteva essere più ridicolo.

Sul capo portava una calotta rossa ornata di amuleti di pietra, e sormontata da un enorme ciuffo di penne dai vivaci colori che egli scuoteva incessantemente per far tintinnare alcuni piccoli campanelli nascosti fra esse. Il suo petto era completamente nudo, abbellito da tatuaggi rappresentanti, bene o male, teste di leoni e zampe di scimmie. Le sue braccia e le sue gambe erano adorne da anelli di avorio e di rame, e da braccialetti di latta.

Alla cintola portava una gonnellina di stoffa rigata, ornata di perle di vetro, già logora e sudicia, una lunga azza da guerra e un simo, sorta di sciabola a denti di sega.

Dietro a lui venivano dieci o dodici donne, vestite con corte gonnelle di stoffa dipinta a vivaci colori, e adorne di anelli e di grosse