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gli scorridori del mare 13

congedandosi dai bianchi rientrò nel baracon assieme al guerriero.

— Cosa diavolo ha da raccontare quel negro? — si domandò il capitano, guardando il secondo.

— Sono certo d’indovinare, — disse questi ridendo a fior di labbro.

— Spiegatevi, signor Parry.

— Vorrà proporgli qualche caccia di schiavi.

Solilach corrugò la fronte, ma non rispose.

Un minuto dopo comparve Pembo. I suoi occhi scintillavano e la sua faccia dimostrava una gioia che non sapeva nascondere.

— Mi sembri molto allegro, beone, — disse il secondo.

— Ho da proporvi un buon affare, ma ci vuole acqua di fuoco e molta, — rispose il negro ridendo ed ammiccando cogli occhi.

— Deve essere una cosa importante per esigere molta acqua di fuoco — disse Solilach beffardamente.

— Datemi cinque botti di quell’eccellente liquore ed io vi svelerò il segreto. Si tratta d’un affare che vi frutterà della mercanzia a buon prezzo, — disse il negro sgambettando attorno ai due bianchi.

— Spiegati meglio, — disse il secondo fermando l’ubriacone.

Acqua di fuoco, acqua di fuoco prima, — gridò Pembo. — Ve lo dico io, non perderete nulla.

— Sia, — disse il capitano avvicinandosi alla riva per ordinare ai marinai di sbarcare altri cinque barili di acquavite.

Quando il monarca si vide in possesso del tanto desiderato liquore, si affrettò a svelare il segreto.

— Avete veduto quel negro? — chiese egli, accennando l’uomo sudato per la lunga corsa.

— Sì, — risposero il capitano e il secondo.

— Ebbene quello è un guerriero dell’alta Coanza, ed è venuto a dirmi che Bonga, il potente re della tribù dei Cassegna, con un seguito di altri duecento guerrieri, si trova nel villaggio di Upale, miserabile borgata mal difesa, posta a sessanta miglia dal fiume. Credo che per voi sia un buon affare. Un negro erculeo e duecento guerrieri robustissimi, valgono bene cinque barili d’acqua di fuoco.

Il capitano fece un gesto di malcontento.

— Non accetto, — disse. — Non è affar mio dare la caccia ai negri.

— Capitano, credete a me, accettate e guadagnerete trecento o quattrocento schiavi, senza spingervi fino sulle coste ottentotte, — disse il secondo.

— Non voglio arrischiare i miei marinai in una battaglia e costringerli a lordarsi le mani di sangue libero. Preferisco recarmi sino al Capo.

— Che sangue libero! — esclamò il secondo, ridendo. — Essi sono negri ed i negri sono schiavi!