Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/31

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l’umidità, e la marcia divenne più facile. A mezzodì il drappello saliva il declivio di alcune colline rocciose, e dopo due ore di penosa salita, si accampava sulla cima, in mezzo ad alcuni picchi dirupati.

Stavano per accendere i fuochi onde prepararsi la colazione, quando gli orecchi dei negri furono colpiti da alcuni rumori ben distinti che si udivano in lontananza. Era un misto di abbaiamenti e di grida umane.

In un baleno tutti furono in piedi coi fucili in mano. I fuochi furono spenti, e tutti superando le rocce, gettarono uno sguardo sull’altro versante.

Un bosco s’estendeva al basso ed era precisamente da quello che venivano abbaiamenti di cani e grida di uomini.

– Cosa succede? – domandò il secondo a un negro.

– Vi sono degli uomini che cacciano – rispose questi. – Non udite i cani che abbaiano? Senza dubbio laggiù si caccia l’elefante.

– Si potrebbe fare una sortita improvvisa e piombare su quei cacciatori.

– Andiamo – gridarono i marinai.

– Scendiamo la collina e imboschiamoci in mezzo a quelle fitte macchie – disse il secondo.

I marinai si gettarono i fucili a tracolla, varcarono la cresta della collina, e come una volata di corvi scesero la china, imboscandosi fra le fitte macchie.

Gli abbaiamenti e le grida si avvicinavano sensibilmente. Pareva che i cacciatori si avvicinassero dalla parte ove stava il pericolo.

Passarono dieci minuti, durante i quali i marinai allungarono le loro linee, per cercare di prendere in mezzo i negri.

Poco dopo dal folto della foresta si videro uscire due grossi elefanti.

Fuggivano a gran passi, assai tribolati da una banda di cani, i quali abbaiavano loro intorno.

– Attenti, ecco i negri! Lasciamoli avvicinare! – disse il secondo.

Aveva appena dato quel comando quando si videro apparire moltissimi cacciatori armati di lunghe zagaglie.

– È una intera tribù – mormorò il secondo, armando il fucile. – Cerchiamo di sorprenderla.


4.

BONGA


I due giganteschi pachidermi, stretti da vicino dai cani e dai cacciatori, agitando vivamente le loro lunghe proboscidi camminavano a gran passi verso le macchie che servivano di rifugio ai negrieri.

I cani li tribolavano continuamente, balzando loro intorno per