Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/7

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Capitolo I.

LA «GARONNA»

In una caldissima giornata d’agosto del 1832, una nave dalla carena stretta e dall’alta alberatura correva bordate a trenta o quaranta miglia dalla foce della Coanza, uno dei più grossi fiumi delle coste occidentali dell’Africa equatoriale.

Era un bel barco da corsa, o meglio un brigantino a palo, che si sarebbe potuto scambiare a prima vista per uno svelto incrociatore, essendo armato di dodici cannoni, ma tale non poteva essere, non avendo un equipaggio superiore ai sessanta uomini, nè portando sulla cima dell’alberetto alcun nastro rosso, distintivo delle navi appartenenti agli Stati.

Sul ponte di comando, un uomo di statura piuttosto alta, dai lineamenti fieri e ad un tempo bellissimi, con due occhi neri e penetranti ed una barba corta e molto oscura, stava osservando attentamente l’equipaggio, mentre al suo fianco un altro che portava il berretto di luogotenente, guardava attentamente una carta dell’Africa occidentale.

Questo secondo individuo era il contrapposto del primo. Basso di statura, nerboruto, i lineamenti angolosi, aveva la fronte bassa, gli sguardi tetri, la barba rossiccia e ispida e la pelle assai abbronzata.

Dopo d’aver guardato per alcuni minuti la carta, si volse verso il compagno, dicendogli con voce aspra e dura:

— La Coanza sta dinanzi a noi, capitano Solilach.

— Non ne avevo alcun dubbio, signor Parry — rispose il primo.

— Forse domani vi giungeremo.

— E rivedremo quel caro Pembo.

— Sarà ubriaco come il solito, capitano.

— È probabile, luogotenente.

— Vedremo se la nostra Garonna potrà fare il carico completo, signor Solilach.

— In caso contrario andremo sulle coste dell’Ottentotia, signor Parry.