Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/85

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gettati in mare, senza che alcuno dell’equipaggio se ne accorgesse. Una gran parte dei coltelli e delle pistole furono egualmente gettati al di fuori.

Nella sala d’armi una volta così ben fornita, non rimanevano ormai che le accette della manovra e qualche pistola. Allora il capitano rinchiuse la porta e si mise la chiave in saccoccia.

– E ora – disse, – possiamo essere più tranquilli. Nella mia cabina ho alcuni fucili che possono servire a noi. Ora ascoltatemi. Questa sera recatevi dagli uomini di guardia, chiedete, investigate e cercate di guadagnarne almeno alcuni. Promettete e se è necessario minacciate.

Ciò detto risalì in coperta, fingendosi calmissimo.

Sua prima cura fu di far spiegare i coltellacci e gli scopamari, per cercare di giungere più presto che era possibile alle Azzorre. Se poteva avvistare le isole prima che scoppiasse la rivolta, non doveva temere più nessun atto da parte dell’equipaggio. D’altronde era deciso di sbarcare tutti, il secondo compreso ed in caso disperato di barricarsi nel quadro e di opporre una fiera resistenza.

Sapevo di aver da fare con gente risoluta, capace di qualunque eccesso, però molto contava sulla devozione dei suoi pochi compagni e molto soprattutto sulla propria energia.

Il mattino del giorno dopo, l’ufficiale si recò nella cabina del capitano. Egli pareva scoraggiato e abbattuto.

– Dunque? – gli chiese Solilach. – Avete parlato cogli uomini di guardia?

– Sì, ho parlato, ho pregato, ho promesso oro, e perfino sono ricorso alle minacce, ma inutilmente. Essi si ostinano a dire che sono stanchi di fare i negrieri, e che desiderano corseggiare. Ah! Mio capitano, vi fu un momento in cui, cieco di rabbia, puntai verso di loro le mie pistole per ucciderne almeno un paio. Sono dei miserabili, signore!...

– Dannazione – esclamò il capitano, levandosi in piedi in preda a una rabbia violenta. – Sono adunque tutti d’accordo? Ebbene sia – e afferrando una sua pistola fece un moto per avventarsi verso la polveriera e far balzare la nave, ma l’ufficiale lo trattenne.

– Aspettate, capitano; vi è del tempo.

– E sia – disse Solilach, cupamente, mentre la sua mano si contraeva sul calcio della pistola.

Due giorni trascorsero senza che nulla di nuovo accadesse. Al terzo, tutti i marinai, dopo di essersi assicurati che il capitano ed i suoi amici dormivano, salivano silenziosamente sul ponte, ove il secondo, armato sino ai denti, li attendeva ansiosamente.

– Amici miei, – diss’egli, – il momento della rivolta sta per