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90 emilio salgari


i comandi di Kardec, che aveva, in quel pericoloso momento, ripreso il comando della nave e quelli di mastro Hurtado.

Verso l’alba però la furia del vento scemò e la possente voce dell’uragano cessò, permettendo al capitano ed ai negri ammucchiati nel frapponte, di gustare un poco di sonno.



XII.


L’urto durante l’uragano


Non doveva essere che una semplice tregua, poichè tutto indicava che l’uragano doveva riprendere le sue forze, per scoppiare con maggiore violenza. Il barometro segnava grande tempesta, lo storm-glass si manteneva scomposto e l’atmosfera era satura di elettricità, mentre nel cielo si addensavano sempre più masse di vapori nere come la pece, ma coi lembi estremi tinti di un color ramigno.

Le acque dell’oceano, il giorno prima d’una trasparenza ammirabile e d’un bel color indaco, erano diventate torbide e grigiastre.

Il ciclone, che si addensava nelle profondità degli spazi celesti, non doveva tardare a scoppiare ancora.

– Temo che passeremo una brutta giornata, – disse il dottore, che guardava il cielo e l’oceano dal sabordo della cabina del capitano.

– Sì, signore, – disse il mastro, che era disceso per salutare il capitano. – Tra poche ore la Guadiana riprenderà la danza.

– Hanno sofferto i negri? – chiese Alvaez, che si era svegliato dopo un paio d’ore. – Gli ho uditi a lamentarsi tutta la notte.

– Gli urti e i trabbalzi ne hanno contuso qualcuno, capitano, ma poca cosa. Avevano paura.

– E Niombo?...

– Quel negro è audace, capitano. Era tranquillo come il nostro più valente marinaio.

– È sempre libero?

– Sempre, signore.

– Cosa dice quel Kardec di lui?