Pagina:Salgari - I drammi della schiavitù.djvu/98

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96 emilio salgari


Infatti il transatlantico non era più che a trenta metri dalla nave negriera e pareva che si sforzasse a passarle da prua. Sul suo ponte si videro delle ombre e si udirono dei comandi precipitati.

Fra l’equipaggio della Guadiana s’alzò un grido immenso di spavento, poi echeggiò la voce di Kardec:

– Fila la scotta di trinchetto, cambia la scotta di maistra, cambia quella di trinchetto, barra sottovento, tutto a tribordo!

I marinai si precipitarono sulle scotte mentre il timoniere cacciava rapidamente la barra sottovento, ma ormai era troppo tardi per compiere la manovra.

La Guadiana, spinta dal proprio slancio investì il transatlantico sotto l’anca di tribordo ed il suo sperone affilato si sprofondò con un fragore terribile nel ventre del legno, colpendolo a morte.


XIII.


La perdita della “Guadiana”.


Avvenuto l’incontro, le due navi furono subito violentemente separate dalle onde, che si rovesciarono con impeto irresistibile entro gli angoli da essa formate: la Guadiana, sbarazzato lo sperone, fu respinta verso il sud, mentre il transatlantico, che si era tosto rovesciato sul fianco squarciato, veniva ributtato verso il nord. Fra i fischi del vento, i muggiti delle onde, echeggiavano su entrambe le navi urla disperate. L’equipaggio della Guadiana, credendo che la prua si fosse aperta in quel secondo urto e che l’acqua invadesse già la stiva, si era precipitato addosso alle imbarcazioni senza pensare al transatlantico, mentre i cinquecento negri, svegliati di soprassalto da quell’urto formidabile, empivano il frapponte di clamori selvaggi, credendo che la nave si fosse spezzata contro una scogliera.

Il bretone, che pareva avesse perduto la sua audacia ed il suo sangue freddo, non aveva nemmeno tentato di opporsi che l’equipaggio s’impadronisse delle scialuppe, ma il dottore, Hurtado e Vasco, si erano gettati fra i marinai, cercando di respingerli e di calmarli. La Guadiana non affondava ancora; andava invece