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54 emilio salgari


In pochi istanti la tolda della nave era rimasta quasi deserta. Non rimanevano che Held, Amely, Dik, il malese, O’Paddy, ed un giovanotto robusto che indossava la divisa delle truppe coloniali delle Filippine.

– A voi!... – gridò il comandante, volgendosi verso quel gruppo.

– Restiamo sulla vostra nave, signore – rispose O’Paddy, con accento risoluto.

– Ma voi? – chiese, volgendosi verso il soldato.

– Io, comandante, ho salvato due volte la mia pelle rimanendo a bordo delle navi naufragate ed oggi farò altrettanto.

– Ma, disgraziati, non vedete che la nave sta per affondare?

– Non ancora, capitano – disse l’irlandese.

– A vostro comodo.

E balzò sulla zattera gridando:

– Tagliate le funi e che Dio ci protegga!...


CAPITOLO VII.

L’agonia dell’“Oregon„


L’alba era appena sorta che era già scomparsa, soffocata dalle masse enormi di vapori che s’alzavano vorticosamente dall’oriente, correndo sbrigliatamente pel cielo.

Una semi-oscurità, che ora si rischiarava qualche po’ ed ora diventava più cupa, copriva il mare delle Celebes.

Sordi tuoni percorrevano la volta celeste da un orizzonte all’altro, mescendosi ai muggiti sempre più formidabili delle onde ed ai sibili del vento.

Era un vero uragano, quello che s’alzava, forse uno di quei tremendi tifoni così tristamente celebri nei mari della China e delle Filippine.

La zattera, trascinata da quelle montagne d’acqua che la assalivano da tutte le parti con furore senza pari, era scomparsa sul fosco orizzonte, in direzione del sud. Per alcuni minuti si erano udite le