Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/10

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Era, si può dire, un gigante. Altissimo, robusto quanto un granatiere di Pomerania, biondo come la maggior parte dei suoi compatrioti, con certi occhi d'un azzurro profondo che avevano dei lampi d'acciaio che talvolta facevano una profonda impressione.

Tipo ruvido, del resto, violento, brutale, tollerato solamente per la sua forza straordinaria, assai apprezzata dal padrone, che era soprattutto un pescatore.

– Indovino, – disse, mentre i suoi compagni lo guardavano, aspettando che aprisse la bocca.

– E cos'è che indovini, Simone Storvik? – chiese padron Vincenzo, con aria beffarda. – Vorresti forse farmi credere che la rete s'è impegnata nelle corna del diavolo? Tu saresti capace di prestarvi fede.

– No, padrone – rispose lo slavo.

– Cosa vuoi dire, adunque?

– Che la rete si è imbrogliata nell'alberatura di qualche nave naufragata.

Padron Vincenzo scosse la testa, come persona che non presta molta fede, poi disse:

– Può essere.

– Bisogna mettere in opera l'argano, padrone – suggerì Michele.

– E la strapperemo!... Milleduecento lire!... Alla malora le navi che vengono a naufragare proprio sotto le coste!... Orsù, all'argano, giovanotti!... Speriamo di ricuperarne almeno buona parte.

Ad un suo cenno, i cinque marinai misero le manovelle all'argano, passarono la gomena attorno al tamburo, poi cominciarono a virare, facendo forza.

– Animo, ragazzi! – gridò padron Vincenzo, vedendo la rete a tendersi, mentre il piccolo veliero cominciava ad indietreggiare sotto la trazione dell'argano.

I cinque marinai si curvarono sulle manovelle e si misero a spingere con maggior vigore.

Ad un tratto la resistenza che fino allora opponeva la rete cedette, ed i marinai caddero l'uno sull'altro in avanti, mentre il tamburo, sotto l'ultima spinta, girava vertiginosamente.

– Alla malora! – urlarono in coro.

– O la rete s'è spezzata, o l'ostacolo è stato strappato – disse padron Vincenzo. – Ohe! Ragazzi! In piedi, per mille tuoni!...

I cinque marinai si erano slanciati verso poppa, ed avevano afferrata la rete con ambe le mani.

– Viene? – chiese il padrone.

– È un po' pesante però; l'ostacolo è stato vinto – rispose Michele.

– Che abbiamo strappate le corna al diavolo?... Cosa ne dici, Simone Storvik? – disse il padrone, guardando malignamente lo slavo.

– Lo si vedrà – rispose il gigante, alzando le spalle.

La rete non opponeva più resistenza, e veniva ritirata a bordo lestamente: però si sentiva che qualche cosa di pesante doveva esservi fra le ultime maglie.