Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/106

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– Signore! – gridò ad un tratto Michele. – Che siamo condannati a venire bruciati vivi?

– Non aver paura – rispose il signor Bandi. – Le acque finiranno per trionfare.

– Vedo che la lava si avanza ancora.

– Per poco.

– Ma a me sembra impossibile che non venga spenta da tutta quest'acqua.

– Ci vuole il suo tempo. Anche nelle grandi eruzioni del Vesuvio le lave si spinsero in mare fino a mille e trecento metri; ma poi furono vinte. Il fiume di fuoco impallidisce di già ed ha arrestata la sua marcia.

Infatti le lave, quantunque continuassero a precipitare nel lago, non si allargavano più. Le acque, dopo essere state sospinte, erano tornate alla carica e spegnevano rapidamente quell'elemento distruttore.

– Sì, – disse padron Vincenzo, – il fiume è stato vinto dal lago, però ne ho abbastanza di questa caverna e desidererei trovarmi ben lontano.

– Più nulla ci trattiene qui – disse il dottore. – Cercheremo di giungere al tunnel di sbocco più presto che sarà possibile.

– E di scoprire gli uomini che ci precedono.

– Avete ragione, Vincenzo. Le lave ed i pericoli ci avevano fatti dimenticare costoro.

– Credete che siano già giunti nel canale?

– Lo suppongo. Se si trovassero ancora in questa caverna, in qualche luogo si vedrebbe risplendere la loro lampada.

– Che abbia una grande estensione questo lago?

– È impossibile a saperlo, Vincenzo, finché non avremo trovato il tunnel di sbocco.

– Dottore, voi sapete remare è vero?

– Come un barcaiuolo, amico.

– Aiutiamo Michele e Roberto; con una rapida corsa potremo forse raggiungere quei misteriosi esploratori.

– Andiamo: i miei muscoli sono ancora robusti.

Pochi istanti dopo la scialuppa raddoppiava la corsa, seguendo le sinuosità della spiaggia, non essendo possibile procedere direttamente, ignorando ove si trovava la bocca del secondo tunnel.

Le scosse di terremoto erano fortunatamente cessate, sicché le acque del lago avevano ripresa la loro tranquillità, però di quando in quando, dei rombi sotterranei annunziavano come nelle viscere della terra le forze plutoniche non si fossero ancora calmate.

Anche il fiume di lava continuava a calare attraverso le rupi e precipitarsi sulla spiaggia. Era però ormai così lontano che appariva come un sottile nastro di fuoco.

Per quattro lunghissime ore i nostri esploratori arrancarono non prendendo che dei brevi riposi, superando numerose scogliere e parecchie punte che si prolungavano verso il centro del lago e senza aver nulla veduto, né incontrato.

Cominciavano già ad essere inquieti, temendo di