Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/12

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– Forse la cassa si era incastrata fra due scogli o fra i rottami di qualche nave.

– Ammettiamolo – disse padron Vincenzo. – D'altronde a noi preme di sapere cosa contiene.

– Dell'oro certamente – dissero in coro i marinai.

– Hum!... Lo vedremo, giovanotti.

Guardò se si poteva aprirla senza squartarla, ma s'accorse subito che senza spezzare le cerniere non vi sarebbe mai riuscito.

– A me una scure – disse.

Michele andò a prenderne una e gliela porse.

Il vigoroso lupo di mare alzò la pesante arma e la lasciò cadere, con grande impeto, sopra una delle cerniere. Malgrado la violenza del colpo resistette.

– È solida come una rupe – disse il padrone. – Oh! Diamoci dentro!...

Dopo sei colpi, uno più poderoso dell'altro, la cerniera fu spezzata, ed il coperchio si spostò. Dieci braccia lo afferrarono e lo strapparono, spezzando gli arpioni.

I marinai si curvarono tutti insieme, guardando ansiosamente nell'interno.

Un grido di stupore uscì da tutti i petti.

Quella cassa ne conteneva un'altra, assai più piccola, di forma arrotondata, in acciaio e di spessore considerevole, a quanto sembrava. L'umidità, penetrata a poco a poco attraverso le pareti della prima, aveva ossidato il metallo, senza però corroderlo.

Padron Vincenzo aveva subito afferrato quel secondo forziere, ed aveva fatto una smorfia.

– Addio tesoro – aveva mormorato fra i denti. – Se questo forziere fosse pieno d'oro o d'argento, peserebbe il doppio.

– E dunque, padrone? – chiesero i cinque marinai con ansietà.

– Io credo, ragazzi, che farete bene a rinunciare fin d'ora alla speranza di diventare ricchi – rispose il lupo di mare. – Qui non troveremo nemmeno uno zecchino della vecchia repubblica.

– Che cosa conterrà? – chiese lo slavo coi denti stretti per la delusione.

– Che ne so io? Forse qualche documento.

– Credete che si possa aprire questo forziere?

– Hum!... Mi pare che sia tanto solido da sfidare un piccone. Sarà necessaria una buona lima.

– Bisogna aprirlo, padrone – disse Simone Storvik.

– Aprirlo? Provati.

– Forse che voi volete consegnarlo alla capitaneria di Chioggia?

– Tale è la mia intenzione.

– Voi non lo farete – disse lo slavo, con voce minacciosa.

– E perché? Speri ancora che vi sia un tesoro qui dentro?

– Che vi sia o no, la cassa ci appartiene, e l'apriremo noi.

– Lo vuoi? Prova a romperla, mio caro gigante – disse il padrone con voce beffarda.