Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/122

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– In media si ricavano trecento milioni di tonnellate all'anno, e questa cifra aumenta sempre.

– E non verrà il giorno in cui queste miniere saranno esaurite?

– Verrà di certo, Vincenzo, però quel giorno sarà ancora molto lontano. Vi sono ancora delle immense regioni ricche di carboni e che non sono mai state manomesse dal piccone dei minatori: la Cina, per esempio, l'America del Sud e l'Africa meridionale e fors'anche la centrale.

«E poi chissà cosa avrà inventato il genio umano allora! Fra cento o duecent'anni non si avrà forse più bisogno dei carboni e potrà bastare il calore solare a muovere le macchine di tutto il mondo.

«Ritorniamo alla scialuppa, Vincenzo. Esploreremo il bacino e la sponda opposta.»

Stavano per abbandonare il crepaccio ardente, quando udirono Michele a gridare con accento terrorizzato:

– Padrone! Dottore! Accorrete!

– Per centomila merluzzi! – gridò padron Vincenzo. – Cosa succede?

– V'è un cadavere che galleggia in mezzo al bacino!

– Un cadavere! – esclamarono il signor Bandi ed il lupo di mare, slanciandosi verso la spiaggia.

– L'abbiamo scoperto or ora – disse Roberto.

– Ramponalo e tiralo alla riva – disse Vincenzo.

Quando giunsero presso il piccolo seno che serviva di rifugio alla scialuppa, Michele e Roberto avevano già estratto dalle acque l'annegato.

Tutti quattro si curvarono su quel disgraziato osservandolo attentamente.

Era il cadavere d'un giovanotto robusto, di circa venticinque anni, di statura alta e dalle membra muscolose. Aveva i capelli d'un biondo chiaro, in parte arsi, la pelle del viso era tutta strappata, le carni apparivano nere come se fossero state investite da una fiammata, i baffi erano quasi scomparsi.

Le sue vesti, di panno grosso color turchino, erano pure abbrucciacchiate e lacerate e la fascia rossa che gli cingeva le reni era stata spezzata, essendosi il ventre straordinariamente gonfiato.

– Chi sarà questo disgraziato? – chiese padron Vincenzo con voce commossa.

– Frugate nelle sue tasche – disse il dottore.

Michele obbedì con una certa ripugnanza e trovò un coltello da manovra, come quelli che vengono adoperati dai gabbieri, più una pipa ed una borsa di tabacco quasi vuota.

– Nessuna carta?

– Nessuna, dottore – rispose Michele.

– Che non si possa adunque sapere chi erano gli uomini che ci precedevano? – si chiese il dottore, con stizza.

– Da quanto tempo è morto quest'uomo? – chiese padron Vincenzo.

– Da due o tre ore, non di più.

– È adunque una vittima dell'esplosione.