Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/129

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Prima però d'inoltrarvisi s'arrestarono in preda ad una estrema ansietà.

I traditori che prima li avevano accolti a colpi di fucile e che poi li avevano privati della barca collo scopo di annegarli, potevano essersi nascosti in quella caverna e fulminarli a bruciapelo con qualche scarica. Ormai quei miserabili dovevano essere decisi a tutto.

– Bisognerebbe spegnere le lampade – disse padron Vincenzo. – Se quei furfanti ci scorgono ci assassineranno.

– Non fatelo – disse il dottore. – Come faremo a riaccenderle? I nostri zolfanelli sono ormai bagnati e la luce per noi rappresenta la nostra salvezza.

– Cerchiamo almeno d'ingannarli.

– In qual modo?

– Mettendo le lampade sulle casse.

– Fate pure, Vincenzo.

I due pescatori cercarono le due casse più grandi e vi collocarono le due lampade, poi tutti quattro, tenendosi più sommersi che potevano, spinsero quei galleggianti attraverso ad una specie di canale aperto fra le pareti enormi della galleria.

Appena superatolo s'accorsero di trovarsi in una caverna, ma la luce delle lampade era troppo scarsa per poter accertarsi se era molto vasta.

– Cosa facciamo dottore? – chiese a bassa voce padron Vincenzo.

– Si ode nulla?

– Si direbbe che questa caverna è deserta.

– Non fidiamoci, Vincenzo. Cerchiamo per ora qualche spiaggia o qualche scoglio e mettiamo al sicuro le nostre casse ed i nostri barili. Da questi galleggianti dipende la nostra salvezza.

– Volete costruire una zattera?

– Sì, se sarà possibile.

– Zitto! – disse Michele.

Tutti trattennero il fiato, tendendo gli orecchi.

Verso l'estremità della caverna, almeno così supponevano, non conoscendone l'ampiezza, si udiva l'acqua a gorgogliare come se qualcuno la fendesse.

– Udite dottore? – chiese Michele.

– Sì – rispose il signor Bandi.

– Qualcuno nuota laggiù.

– O che sia un pescecane? – chiese Roberto, con voce tremula.

– Non lo credo – disse padron Vincenzo.

– Ad ogni modo affrettiamoci a cercare la spiaggia – concluse il dottore.

Nuotando lentamente si spinsero nella caverna, dirigendosi verso la loro destra, ove era sembrato loro di aver scorte delle scogliere.

Avanzatisi di quindici o venti passi, i loro piedi toccarono improvvisamente un fondo roccioso, cosparso di grossi ciottoli.

– La sponda è vicina – disse padron Vincenzo.

– Ci sono tutte le casse? – chiese il dottore.