Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/58

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gli occhi per scoprirlo. Ehi!... Un altro tonfo!... Padron Vincenzo, fra poco lo avremo addosso.

– Sono pronto a riceverlo.

– Badate!... Hanno certi denti quei maledetti pesci!

– Ma fortunatamente la bocca è poco atta a prendere subito la preda.

– E la coda?

– Ce ne guarderemo. Ehi!... Mi pare che giunga.

– Salite sulle mie spalle, padrone.

– Tieni fermo.

Padron Vincenzo si appoggiò sul robusto dorso del pescatore, e alzandosi con una vigorosa spinta, lanciò all'intorno un rapido sguardo.

A quindici o venti passi, vide emergere bruscamente una testa che terminava in una punta arrotondata d'una tinta biancastra e più sotto una bocca semicircolare, formidabilmente armata.

– Viene – disse, lasciandosi ricadere in acqua.

In quel momento una voce lontana si fece udire:

– Vincenzo!...

Era la voce del dottore.

– Aspettiamo il mostro, signor Bandi! – rispose il pescatore.

– L'avete veduto?

– Sì, e sta per darci addosso.

– Non perdetevi d'animo.

– Ne abbiamo abbastanza del coraggio. Non temete, dottore.

Poi volgendosi verso Michele, disse con voce calma:

– Guardati dalla coda e vibra il colpo sicuro.

Il pescecane aveva già fiutata la preda e s'avanzava verso i due pescatori, con una certa prudenza, però. Pareva che volesse prima conoscere un po' da vicino i suoi avversari.

Non era uno di quei grandi squali che si vedono sovente nell'Oceano Indiano, veri mostri che misurano talvolta perfino otto metri di lunghezza e che hanno certe bocche da contenere un uomo ripiegato in due.

Era molto se toccava i tre metri e mezzo, misura ordinaria di quelli che frequentano il Mediterraneo; però non era un avversario da disprezzarsi; anzi era ancora molto temibile.

Se non hanno dimensioni eguali a quelli che vivono negli oceani, anche quelli del nostro Mediterraneo hanno una passione spiccata per la carne umana e per procurarsela non esitano ad affrontare la lotta.

La loro forza è straordinaria ed il loro coraggio rasenta la pazzia. Anche se piccoli non esitano a scagliarsi contro l'imprudente che osa bagnarsi al largo o contro il disgraziato marinaio che accidentalmente cade dal bordo della nave.

I due pescatori, che prima erano stati marinai, lo sapevano, e perciò si tenevano in guardia, pronti a respingere l'attacco.

Lo squalo era ormai vicino. Nuotava attorno a loro solcando dolcemente le acque luminose, senza produrre rumore. Le sue larghe pinne s'agitavano appena appena e la sua possente coda, rimaneva quasi immobile. Pareva che volesse sorprendere la preda.

Michele e Vincenzo, lontani cinque passi l'uno dall'altro col coltello ben stretto nella destra, spiavano attentamente le mosse del mostro. Nuotavano lentamente, pronti a tuffarsi per sottrarsi all'urto.

– Guarda! – mormorò ad un tratto padron Vincenzo.

Lo squalo si era fermato e li fissava con quei suoi occhi azzurro cupi, che scintillavano stranamente fra le acque luminose. Quel brutto sguardo aveva un fascino pauroso.

D'improvviso lo squalo, con un poderoso colpo di coda che sollevò un'ondata, si scagliò contro Michele che era il più vicino.

Vedendoselo venire addosso, il pescatore fu pronto ad immergersi, ma appena vide passarsi sopra quel grosso corpo, rapido come il lampo, vibrò il colpo.

La lama aguzza e taglientissima, s'immerse tutta nel ventre del mostro, producendo uno squarcio orribile. Un getto di sangue irruppe, oscurando le acque luminose.

Quasi nel medesimo istante, padron Vincenzo, vedendo l'avversario a buon tiro, vibrava due colpi di coltello, uno più formidabile dell'altro.

Lo squalo, col ventre squarciato ed il muso replicatamente traforato, balzò più di mezzo fuori dall'acqua, poi si immerse rapidamente e scomparve negli abissi della grande caverna, lasciandosi dietro una striscia sanguinosa.

I due pescatori erano subito ritornati a galla.

– Sei ferito! – aveva chiesto padron Vincenzo a Michele.

– Nemmeno una graffiatura, padrone –