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l'isola di corallo 117


— Non di roccia, di corallo, poichè le isole aventi quelle strane forme, sono state costruite dai polipi.

— Ma in qual modo? Io so che polipi coralliferi dell’Oceano Pacifico costruiscono delle scogliere e anche degli isolotti, ma non comprendo come possano dare a taluni queste forme circolari con un mare interno.

— La spiegazione è facile, Cornelio. Nell’Oceano Pacifico si trovano molti vulcani spenti, sommersi da tempi certamente antichissimi, forse nell’epoca preistorica, quando la crosta terrestre non si era ancora interamente solidificata.

Taluni di questi vulcani spingono le loro vette fino a poche diecine di metri dalla superficie dell’oceano. I polipi coralliferi un giorno occupano quelle sommità e cominciano le loro costruzioni, innalzandosi gradatamente.

«Come tu sai, i vulcani hanno un cratere più o meno circolare e nel loro interno sono vuoti. I polipi costruendo solamente sui margini, conservano pure la forma circolare e formano queste bizzarre isole alle quali fu dato il nome di atolli.

«Alcuni cratèri però, conservano sui loro margini qualche profonda spaccatura e non potendo i polipi coralliferi sopportare delle pressioni troppo enormi, costruiscono solamente là dove possono vivere, lasciando la spaccatura anche nell’isolotto. Ecco il motivo per cui alcuni atolli, come il nostro, hanno un canale.»

— Sono robuste le costruzioni dei polipi?

— Più resistenti delle rocce di porfido, di granito o di quarzo. È un fenomeno meraviglioso, Cornelio, incredibile!... Eppure quegli esseri infinitamente piccoli, molli, gelatinosi elevano delle barriere che i flutti non possono nè distruggere, nè atterrare. Togliendo essi alle onde spumose, uno ad uno, gli atomi di carbonato di calce per trasformarli in materiali di costruzione, formano delle rocce che sfidano le più tremende tempeste.

— Non riescono ad abbatterle gli uragani? Mi pare impossibile.

— I marosi, è vero, battendo continuamente contro il corallo e le madrepore, qua e là le demoliscono, ma quelle distruzioni passeggere sono un nulla in confronto all’operosità di quei miliardi di architetti sempre in lavoro di giorno, di notte, per anni, per secoli.