Pagina:Salgari - I pescatori di trepang.djvu/261

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conclusione 259


Sono tutte piccole, ad eccezione di Trana che è lunga venti leghe e larga quattro, ma popolate da molti papuasi e malesi, ripartiti in ventiquattro villaggi, sedici dei quali cristiani, cinque maomettani e tre idolatri.

Quantunque non vi sia alcuna colonia di bianchi, appartengono agli olandesi i quali le visitano sovente per acquistare gusci di tartarughe, trepangs e uccelli di paradiso. Anche i prahos (velieri) malesi trafficano cogli abitanti e si recano su quelle spiagge a pescare le olutarie.

La piroga, guidata da Uri, approdò nel porto naturale di Dabo, che è formato dalle isole Vama e Vacam e che è il più importante di tutto l’arcipelago, arrestandosi dinanzi al vecchio forte olandese.

I naufraghi con loro grande gioia trovarono colà una goletta olandese di loro conoscenza, che stava caricando del trepang. Era la Batanta, di Timor, comandata da un vecchio amico di Wan-Stael.

Rinunciamo a descrivere l’accoglienza avuta dal loro compatriota, il quale mise la nave a loro disposizione.

Il giovane Uri si trattenne due giorni a Dabo per tenere cara compagnia ai suoi salvatori, poi, prima di partire, levò da un nascondiglio esistente nella piroga due grandi pacchi accuratamente avvolti in foglie e strettamente legati con liane e consegnandoli al capitano, disse:

— Questo metallo giallo, che abbonda nel nostro paese e nelle sabbie della Durga, so che è apprezzato dai bianchi. Conservatelo per mio ricordo.

Ciò detto balzò nella piroga, fece alzare le vele e uscì in mare salutando un’ultima volta i suoi amici bianchi.

Il capitano ed i suoi compagni, non avendo compreso il significato di quelle parole, credettero che quei pacchi contenessero dei regali di nessun valore, ma quale fu la loro sorpresa, quando apertili li trovarono ripieni di polvere d’oro!...

V’erano almeno quaranta chilogrammi di quel prezioso minerale, che è così abbondante fra le sabbie dei fiumi papuasi: era una vera fortuna che li ricompensava largamente della perdita della giunca e del trepang.

Quattro giorni dopo la Batanta spiegava le vele e una settimana più tardi approdava a Timor, dinanzi alla fattoria dell’armatore chinese.