Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/4

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I loro occhi piccoli, quasi rotondi, coll'iride verde oscura e la pupilla azzurrognola, si fissano, con ardente bramosìa, sulla murata di babordo come se di là dovesse piombare fra le loro mascelle la preda lungamente agognata.

– Canaglie! – esclamò il vecchio minacciandoli col pugno. – Ne avete già inghiottiti dieci!

– E chissà quanti andranno a finire nel ventre di quei maledetti charcharias – disse il giovane marinaio che lo aveva raggiunto.

– Sì, se qualche cosa di peggio non ci finirà prima – brontolò il vecchio, coi denti stretti.

– Cosa vuoi dire, bosmano?

– Che la peste che serpeggia a bordo può diventare meno pericolosa della peste gialla che sta nel frapponte – rispose il vecchio. – Odi come urlano? Possono diventare peggiori delle belve feroci. M'intendi, Frasquito?

– Tu credi? – chiese il giovane impallidendo.

– Che noi la finiremo male e che non sarà la peste che ci manderà a riposare nelle viscere di quei charcharias.

– Verremo presi fra due fuochi?

– Sì, fra la peste che uccide e quella gialla che ci farà in pezzi.

Un nuovo scoppio di urla più formidabili, più selvagge, più paurose, rimbombò nel ventre del vascello, facendo tremare perfino le tavole della tolda.

– Aria!... Aria!... – ruggivano tutte quelle voci, con accento ripiene di minaccia. – Si muore!

Il capitano era disceso frettolosamente dal ponte di comando coi lineamenti contratti e la destra posata convulsivamente sul calcio della pistola che teneva nella cintura.

Il capitano Carvadho, comandante e proprietario della nave, era un vero gigante che sapeva, con un solo sguardo, far tremare l'intero equipaggio.

Era un vero orco di mare, ruvido, brutale, incapace di farsi amare, ma invece molto temere.

Aveva cinquant'anni, eppure quanta forza esisteva ancora in quel torso da ippopotamo, male squadrato e robusto come quello d'un gorilla!

Era uno di quegli uomini che si vantano di ammazzare un bove con un pugno e di atterrare, senza fatica, un toro.

Misurava quasi sei piedi. Aveva spalle da ercole, braccia che parevano tronchi d'albero, una testa massiccia, irta di capelli ancora neri, con una fronte bassa e rugosa, e due occhi che mandavano lampi da far paura.

Udendo quei clamori che crescevano rapidamente d'intensità, un'ondata di sangue gli era affluita al capo dando alla sua pelle arsa dal sole e dai venti, una tinta bronzea.