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Un massacro in mezzo alla foresta 139


quella fascia di seta azzurra; era il timoniere del praho, e sono certo di non ingannarmi. Toh!... Anche quello che è steso laggiù, con le ginocchia ripiegate sul ventre e che ha ancora la cartuccera, l’ho veduto sul praho. Era uno dei malesi che faceva parte della guardia d’onore del pirata.

— E Pandaras, non lo vedi?...

— Guardo, ma non lo trovo.

— Che sia sfuggito al massacro?...

— Lo suppongo.

— Allora può trovarsi ancora in questi dintorni.

— È probabile, e credo che faremo bene a prendere il largo.

— E chi può averlo assalito?...

— Gl’igoroti, amico Sheu-Kin. Quei due negri che hanno ancora la testa, sono veri igoroti, ossia selvaggi che abitano l’interno di questa grande isola.

— I feroci cacciatori di teste?...

— Sì, Sheu-Kin. Alcune tribù fanno raccolta di cranî.

— Allora bisogna fuggire o decapiteranno anche noi.

— Credo che faremo bene ad allontanarci presto da questa dannata laguna. Affrettiamoci a raggiungere i compagni ed a sloggiare. —

Uscirono dal macchione in preda a vivissime inquietudini, temendo che durante la loro assenza i selvaggi avessero potuto sorprendere e decapitare anche i loro compagni, e dopo di essersi assicurati che non vi era alcuno, si diressero sollecitamente verso la laguna.

Un sospiro di soddisfazione uscì dai loro petti, vedendo Hong e Than-Kiù ancora sdraiati sotto lo stesso albero, chiacchierando tranquillamente.

Appena raggiuntili, il malese s’affrettò ad informarli della orribile scoperta e del grave pericolo che correvano fermandosi in quei dintorni.

— Dannato paese!... — esclamò Hong. — Siamo appena sfuggiti alla morte, che corriamo il pericolo di farci decapitare!... Che non si possa riposare un momento in quest’isola?... Fortunatamente le nostre gambe sono ancora buone e potremo prendere il largo prima che quei feroci selvaggi ci sorprendano.

— E Pandaras, che sia riuscito a fuggire? — chiese Than-Kiù.

— Comincio a sperare che quel birbante, causa principale di tutte le nostre disgrazie, non ci darà più fastidio. Se è rimasto senza uomini si sarà affrettato a raggiungere le rive del Bacat. Orsù! Mangiamo un boccone e poi partiamo, in cerca d’un rifugio che ci permetta di dormire ventiquattro ore tutte d’un fiato.

— E d’un arrosto, — disse il malese. — Un pezzo d’orso o di babirussa sarebbe il benvenuto.