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Il passaggio del Bacat 215


— Che si tratti di qualche cinghiale?... Mi hanno detto che ve ne sono in quest’isola.

— Andiamo ad assicurarcene.

— Adagio, malese mio, — disse Hong, arrestandolo. — Vi sono delle pantere e anche delle tigri in questo paese. —

Mentre si scambiavano quelle parole, il compatriota di Tiguma si era curvato al suolo ed esaminava attentamente le erbe.

— Cosa cerchi? — chiese Pram-Li, vedendolo osservare le erbe che crescevano sotto i giganteschi vegetali.

— Babirussa, — rispose Vindhit.

— Ah... È passato per di qua uno di quegli animali?

— Sì, padrone.

— Un capo di selvaggina che merita un colpo di fucile.

— Andiamo a scovarlo, — disse Hong, dopo che il malese gli ebbe tradotte le parole del giovane selvaggio.

A cinquanta passi da loro, si trovava un macchione di bambù spinosi, dal fusto grosso e alto una diecina di metri e che pareva si estendesse lungo i margini d’una palude o d’un serbatoio d’acqua formato forse dal Bacat.

Era di dimensioni vastissime e anche di non facile accesso in causa della fortezza dei vegetali e delle spine; nondimeno i tre cacciatori convinti che il babirussa si fosse rifugiato là dentro, decisero di cacciarsi in mezzo a quel caos di canne.

— Non facciamo rumore o l’animale prenderà il largo, — disse Hong.

Il chinese ed il malese, preceduti da Vindhit, il quale aveva incoccata una freccia nel suo arco, si diressero da quella parte e giunti presso i vegetali si arrestarono qualche istante per ascoltare.

Nessun rumore sospetto si udiva in mezzo alle canne, però non vi era da dubitare sulla presenza dell’animale, avendo scorto fra quei vegetali una larga traccia, una specie di solco che scompariva entro la grande macchia.

Parecchie canne erano state piegate dal passaggio del babirussa e qualcuna era stata perfino spezzata.

Tutti e tre si cacciarono entro quella specie di sentiero, muovendo adagio adagio i vegetali che tendevano di già a riprendere la loro posizione verticale e guardando attentamente dinanzi a loro.

— Hum!... — fece ad un tratto Hong, scuotendo il capo. — Mi pare che questo squarcio aperto nella macchia sia stato fatto da un animale ben diverso dal babirussa. Si direbbe che qui qualcuno è stato trascinato al suolo da un formidabile predone.

— Infatti questo solco non sembra aperto dal passaggio di un semplice babirussa, — disse il malese, il quale pareva inquieto.