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I misteri di Pietroburgo 95


— E poi siamo armati e abbiamo dietro di noi tre robusti marinai, — disse Boris, indicando tre ombre che si erano fermate a breve distanza.

— Ursoff, il mio timoniere, è capace di ammazzare un uomo con un solo pugno, — disse Ranzoff.

Passavano in quel momento tre slitte da nolo, tirate da magri ronzini e guidate da mujik, quei poveri lavoratori delle campagne che durante l’inverno piombano in gran numero su Pietroburgo per guadagnarsi qualche rublo.

Ranzoff fece loro segno di fermarsi.

— Cinque rubli se ci conducete alla Tractir Uglitch, — disse loro. — Vi avverto che abbiamo molta fretta. —

I mujiks, che non ne guadagnavano probabilmente tanti in due giorni di lavoro, balzarono precipitosamente dalle loro cassette per aiutare quei grandi signori a salire.

Ranzoff, Fedoro e Boris si accomodarono nella prima, gli altri nelle altre due e le tre slitte partirono abbastanza velocemente, avviandosi verso la vasta piazza, ove giganteggia la chiesa di Nostra Signora di Kazan, che imita, pei suoi altissimi colonnati, quella di S. Pietro di Roma e che è la più vasta e la più bella di Pietroburgo, dopo la cattedrale di Sant’Isacco. Attraversata la piazza, le slitte si slanciarono sulla Grande Moskaia che era diventata deserta e, mezz’ora dopo, correvano sulla Sadowaia, girando intorno al grande mercato della Sennaia.

Una brusca scossa, che per poco non li fece rotolare in mezzo alla neve, avvertì Ranzoff ed i suoi compagni che erano giunti.

Si trovavano dinanzi ad un vasto albergo di bell’aspetto, con un ampio porticato sul dinanzi. Le porte erano ormai tutte chiuse; però della gente doveva trovarsi ancora nell’interno, poichè barlumi di luce trapelavano attraverso le fessure.

Era il Tractir Uglitch, un buon albergo, non già una indecente bettola, ove il puzzo acre del tabacco e dell’acquavite rendono l’aria irrespirabile; anzi, un albergo pulitissimo, frequentato di giorno da pacifici mercanti che non s’immaginavano forse neppure di consumare i loro modesti pasti in un luogo frequentato invece, di notte, dalla peggior canaglia di Pietroburgo.

Ranzoff pagò i cocchieri, attese che le slitte si fossero allontanate, poi si avvicinò alla porta di mezzo, seguìto da Fedoro e dagli altri.

— Tenete pronte le rivoltelle ed i pugnali, — disse ai tre marinai. — Entriamo in un covo di ladri.