Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/145

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il treno volante 143

preso nella sua capanna, e depose dinanzi al tedesco un bel pezzo di antilope arrostita e delle banane ben mature e deliziosamente profumate.

— Ho coltivato un campicello che produce patate dolci, manioca e sorgo per fare birra.

— Nessuno ti ha mai importunato?

— No, signore, tutti ignorano che in mezzo a questi boschi si trovi una creatura umana. Ho veduto parecchie volte dei Ruga-Ruga e gli arabi della stazione e mi sono ben guardato dal farmi scoprire temendo per la mia vita.

— Sono molti anni che sei qui?

— Dal 1884, ossia dall’epoca del massacro della spedizione.

— Narrami come accadde quella strage. In Europa non si è mai saputo precisamente come morì quel valoroso esploratore.

— Come voi avete saputo — disse il negro con voce triste, — il signor Penrose aveva lasciato Zanzibar con una numerosa carovana.

«Il suo scopo era di esplorare i grandi laghi dell’interno e segnatamente il Tanganika.

«La spedizione era arrivata felicemente fino al lago Ciaia, situato nel cuore dei possessi dei Ruga-Ruga, senza aver dovuto sostenere gravi combattimenti.

«Aveva però dovuto subire ogni sorta di prepotenze da parte dei sultanelli che lo avevano spogliato di una gran parte del suo carico.

«Una sera la carovana si accampò sulle rive del lago, presso il margine di un bosco.

«I portatori avevano appena deposti i carichi quando un clamore terribile e selvaggio risonò verso il bosco, accompagnato da scariche di moschetterie.

«Una legione di Ruga-Ruga era piombata su di noi circondandoci. Quei banditi erano armati di vecchi fucili, di archi, di giavellotti e di sciaboloni di varie forme.

«Cominciò subito una orribile carneficina. I portatori vungamuesi, spaventati dalle urla e dagli spari, gettarono via i carichi