Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/153

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il treno volante 151


Il negro, rassicurato dal silenzio che regnava sulla vetta della collina, uscì dal cespuglio facendo segno ai compagni di seguirlo.

In quel, momento Ottone fece fuoco. Sokol fece un salto da una parte, poi lasciò sfuggirsi il fucile e cadde di peso.

La palla gli aveva attraversato il cranio.

XIII

Gli arabi alla riscossa

Vedendo cadere Sokol, gli arabi della stazione, spaventati dall’esattezza del tiro del loro ex-prigioniero, non avevano avuto il coraggio di mostrarsi.

Scaricarono a casaccio i loro fucili, senza causare alcun danno; poi si diedero alla fuga, correndo a tutte gambe attraverso le piante. Per qualche minuto si udirono i rami agitarsi, le foglie secche scrosciare; poi ogni rumore cessò.

— Che fuga! — esclamò Ottone, ricaricando subito il fucile.

— Si vede che non sono molto coraggiosi questi arabi.

— Non fidatevi, signore — disse il negro: — essi devono essersi imboscati sul pendìo della collina.

— Che stiano a spiarci?

— Non ne ho alcun dubbio.

— Eppure io voglio scendere.

— Per quale motivo?

— Per riavere il mio fucile. Gli arabi non l’hanno raccolto.

— Potreste ricevere una scarica.

— Sono pessimi bersaglieri per colpirmi.

— Lasciate fare a me, signore. Andrò io a prendere il vostro fucile.

— Correrai il medesimo pericolo — disse Ottone.

— Forse no. Voi state attento e fate fuoco su coloro che si mostrano.