Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/156

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154 emilio salgari


— Può essere una grossa aquila. Ve ne sono molte nell’Ugogo.

— Ti dico che è il Germania, il mio treno volante! — esclamò il tedesco con gli occhi sfavillanti di gioia. — Lo sapevo che Matteo non mi avrebbe abbandonato. Guarda bene; ti sembra un’aquila?

— Mi sembra troppo lunga per essere un’aquila. Che sia proprio il vostro pallone?

— Sì, sì! — esclamò Ottone. — Si dirige verso il fiume!

Difatti il punto nero ingrandiva rapidamente sopra le grandi foreste, in direzione del fiume.

Era ancora molto lontano, però non si poteva più dubitare che fosse il Germania, che si avanzava lottando contro il vento.

— Che passi molto lontano da noi? — si domandava Ottone, con inquietudine.

— Mi pare che non abbia intenzione di dirigersi qui — disse il negro.

— Come indicare ai miei amici che noi siamo qui?

— Quando saranno più vicini spareremo delle fucilate, signore.

— Udranno le detonazioni? Il fiume è almeno a sei miglia da noi.

— Forse verranno ad esplorare queste selve.

— È carico il tuo fucile?

— Sì, padrone.

— Teniamoci pronti a fare una scarica.

— E gli arabi?

— Non mi occupo di loro, per il momento — disse il tedesco.

Il treno aereo ingrandiva a vista d’occhio. Veniva dal settentrione e si sforzava di seguire il fiume nei suoi giri tortuosi, forzando le sue eliche, essendo il vento contrario.

Di quando in quando una nuvoletta di fumo biancastro si levava sul dirigibile; però non si udiva alcun rumore, essendo ancora troppo lontano.