Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/164

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164 emilio salgari


Aprì una cassa, levò una manica di gomma e l’adattò al margine inferiore di uno dei palloni centrali, quindi unì la parte opposta ad uno dei cilindri contenenti il gas compresso.

— Per ora ci accontenteremo di rinforzare tre o quattro palloni — disse. — Gli altri non possiamo riempirli che a terra e richiedono non poco tempo.

— Potremo innalzarci prima che giungano i negri? — disse Matteo.

— Lo spero — rispose Ottone.

Aprì le valvole e lasciò che il gas scorresse liberamente.

Intanto i Ruga-Ruga, vedendo avvicinarsi il pallone, s’erano slanciati fuori dalle erbe, correndo e saltando.

Urlavano a squarciagola, minacciavano con le armi e puntavano i fucili.

Il tedesco osservava attentamente il treno volante. Con sua grande meraviglia, il Germania, invece di salire, tendeva sempre ad abbassarsi.

— Come va questa faccenda? — si domandò, mentre una vaga inquietudine lo assaliva. — È strano: non vedo la manica gonfiarsi!

— Ottone — gridò il greco, — affrettati! I Ruga-Ruga ci corrono incontro ed il vento è così debole che potranno tenerci dietro.

— Gli è che...

— Che cosa?

— Il cilindro non ha un litro d’idrogeno! — esclamò il tedesco, con voce strozzata.

— È impossibile! — gridò Matteo, diventando pallido.

— Ti dico che questo cilindro è stato vuotato.

— Da chi? — domandò l’arabo.

— Da chi? Non può averlo vuotato che Sokol — rispose Ottone.

— E quando? — chiese Matteo.

— Di notte, approfittando del nostro sonno.