Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/170

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168 emilio salgari


— Non molto. Se il vento ricomincerà a soffiare, fra un paio di giorni vi saremo.

— Si dice che quei negri lacuali siano cattivi.

— Sono quasi tutti pirati, e faremo bene a guardarci da loro.

— Credi che Altarik abbia già attraversato il lago?

— Se non lo ha attraversato non sarà lontano — rispose l’arabo. — Come sai, è partito un buon mese prima di noi con molti cavalli e asini per avanzare velocemente.

— Non giungerà prima di noi — disse Ottone. — Se il vento ci è favorevole fra sei giorni noi saremo nel Kassongo.

Alle cinque del pomeriggio il Germania giungeva sulle rive del Makasamb.

Era un bel corso d’acqua largo circa mezzo chilometro, con parecchie isole coperte da una vegetazione lussureggiante, e molti banchi di sabbia.

Numerosi ippopotami si scaldavano al sole e giocavano in acqua sollevando, coi loro corpacci, degli spruzzi altissimi.

I Ruga-Ruga giunti sulla riva si erano arrestati. Salutarono il pallone con una scarica generale delle loro armi, poi tornarono fra le pianure erbose, minacciando un’ultima volta gli arditi aeronauti.

— Eccoci sbarazzati da quei noiosi — disse Matteo. — Cominciavano ad inquietarmi.

— Avanti nell’Ukonongo — disse Ottone allegramente. — Faremo una magnifica traversata.

— Prenderemo terra per rinvigorire gli altri palloni?

— È inutile per ora — rispose il tedesco. — Il nostro Germania non ne ha bisogno, pel momento. Conserveremo il nostro cilindro per quando imbarcheremo l’inglese ed il suo tesoro.

— Rimarremo in aria questa notte?

— Giacchè siamo molto alti, restiamo. Per questa sera ci accontenteremo delle nostre conserve. Domani, verso l’alba, quando il nostro idrogeno avrà raggiunto la massima condensazione, vedremo di scendere e di fare qualche fucilata contro la selvaggina.