Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/186

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184 emilio salgari

avversario. Si era arrestato a venti passi dallo stagno con la testa bassa, presentando le sue robuste corna piatte e molto curve.

— Che si sia accorto della presenza del leopardo? — chiese Ottone.

— Certamente — rispose lo sceicco.

— Che si lasci cogliere?

— Questi animali, assaliti di fronte, si difendono vigorosamente e tengono testa anche ai cacciatori.

— Allora il leopardo avrà il suo conto.

— No, signore, piomberà sul dorso dello gnu e lo ucciderà con due zampate.

Lo gnu rimase qualche istante in ascolto, fiutando l’aria a diverse altezze, poi si rimise in cammino, dirigendosi verso lo stagno. Si avanzava adagio adagio, scrutando sospettosamente i cespugli vicini e fiutando sempre l’aria.

— Attenti — disse lo sceicco. — Il leopardo si prepara all’attacco.

Lo gnu era giunto a pochi passi dall’albero che serviva di nascondiglio alla fiera. Avvertito forse dall’acuto odore di selvatico che emanano tutti i felini, s’era nuovamente arrestato, abbassando la testa e puntando le corna.

In quel momento il leopardo con un balzo piombò sul dorso del povero animale.

Si udì un urlo breve, strozzato, poi un muggito soffocato.

Lo gnu era caduto sulle ginocchia. Le zampe della fiera gli avevano squarciato il collo ed i fianchi.

Si dibattè per alcuni istanti, per rimettersi in piedi; poi vacillò finche si abbattè su un fianco, agitando pazzamente le gambe.

Il leopardo frattanto, attaccata la bocca allo squarcio del collo, succhiava avidamente il sangue caldo che sprizzava in gran copia, mugolando e scodinzolando.

— Sarebbe un bel momento per mandargli una palla nel cranio — disse Ottone, il quale non sapeva quasi più frenarsi.

— Non vi arrischiate! — rispose El-Kabir.