Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/24

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18 emilio salgari


L’arabo lo guardò con stupore.

— Hanno ragione di dire che gli Europei sono stregoni — disse.

— Lasciate gli Europei, e narratemi la storia della Montagna d’oro — fece il tedesco. — Desidero apprenderla da voi.

— Accendete la pipa ed ascoltatemi.

II

Un documento prezioso

El-Kabir si sdraiò sui cuscini, ricaricò lo scibuk, sorseggiò una tazza di eccellente moka per umettarsi la gola; poi, riaccesa la pipa, disse con voce un po’ nasale, difetto che si riscontra in quasi tutti gli arabi:

— Tre mesi or sono io mi ero recato sul continente a Bagamoyo per attendere una carovana proveniente dall’Ugogo, che doveva consegnarmi una grossa partita di denti di elefanti, acquistata dai sudditi di Nurambo, il famoso re africano, che domina le regioni dei Grandi Laghi.

«Avevo già comperato tutto lo stock pagandolo in oro sonante, quando il capo della carovana, che era un mio amico, mi trasse in disparte e mi mostrò un pezzetto di carta sul quale erano alcune righe, che egli però non era riuscito a decifrare, perchè scritte in francese; lingua che egli non conosceva.

«— Sapreste dirmi cosa sta scritto su questa carta? — mi chiese.

«— Dove l’avete trovata? — gli domandai.

«— È una storia molto curiosa — mi rispose l’arabo, mio amico. — Attraversando il territorio di Usagaco, scarseggiando i viveri, mi ero recato a caccia, per somministrare un po’ di carne fresca alla mia carovana.

«Come voi sapete, quelle foreste sono ricche di selvaggina,