Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/33

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il treno volante 29

stinguersi tutta intera, col suo ammasso di vegetazione rigogliosa, che si spinge in mezzo alla rada.

Sulla spiaggia, apparivano ancora bianche casette, con ampie terrazze, ombreggiate da cocchi, i quali lanciavano in alto i loro pennacchi dondolanti alla brezza; ma diventavano sempre più rade. Anche il vecchio forte portoghese, munito di bastioni rotondi e merlati, cominciava a perdere i contorni.

In breve i due europei giunsero su una costa, deserta, non essendovi che pochissime piante intristite. Guardando verso il sud si scorgeva una bianca casetta circondata da un muro altissimo.

— La vedi? — chiese il greco.

— Sì — rispose il tedesco.

— È la mia villa.

— Non potevi trovare un posto più selvaggio.

— Ci vivo tranquillo, lontano dal frastuono della città.

— Un bellissimo posto per innalzare il nostro pallone senza venire disturbati.

— E che ha il vantaggio di poter sorvegliare da lontano i curiosi. Presto, battelliere, ancora quattro buoni colpi di remo e avrai guadagnato le due rupie che ti ho promesso.

Un quarto d’ora dopo, i due europei sbarcavano in una piccola cala, alla cui estremità si alzava isolata la villa di Matteo.

III

Il treno aereo

La pretesa villa del greco consisteva in una casettina minuscola, di forma quadrata come lo sono tutte quelle di Zanzibar, sormontata da una terrazza, cosa indispensabile in quei climi per poter godere la frescura notturna, con finestre nei muri esterni, cosa rarissima, ed alcune vaste tettoie che servivano per gli uomini di servizio e per i raccolti.