Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/58

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54 emilio salgari


In quel luogo la costa appariva priva di abitazioni. Si vedevano invece immense pianure verdeggianti, grandi boscaglie e verso l’ovest si scorgeva il Wami, un fiume di lunghezza rispettabile che ha le sue sorgenti nell’Usagara e che sbocca quasi di fronte all’isola di Zanzibar per due bracci molto profondi.

Bagamoyo appariva confusamente, con le sue innumerevoli casette bianche disposte attorno alla baia ed i suoi grandissimi palmizi, che si prolungavano sulla spiaggia. Alcune navi erano in porto, e parevano così piccole per la distanza, da crederle barchette a vela.

— Ecco l’Ussengua che si estende innanzi a noi — disse El-Kabir. — Una bella e fertile provincia, che altre volte apparteneva al Sultano e che ora è sotto il protettorato tedesco.

— Pericolosa da attraversare? — chiese il greco.

— No: io l’ho percorsa non poche volte nella mia gioventù e non ho mai avuto da lagnarmi dei suoi abitanti. È più innanzi che troveremo il pericolo: nel paese dei Ruga-Ruga.

— Chi sono questi Ruga-Ruga?

— Dei briganti audacissimi e ferocissimi che spogliano le carovane che passano sui loro territorî. Sono protetti da Nurambo e questo basta.

— E chi sarebbe questo Nurambo?

— Una volta era un povero portatore al servizio delle carovane ed ora è uno dei più potenti monarchi dell’Africa, anzi si fa chiamare il Napoleone africano.

— Corbezzoli!

— Un grande conquistatore, mio caro. Egli ha saputo radunare sotto il suo scettro parecchi milioni di negri.

— Che sia amico di Altarik?

— Lo si dice.

— Ecco un nemico possente.

— Che ci darà pochi fastidi, considerato che non possiede un pallone tipo Zeppelin — disse il tedesco. — Noi possiamo sfidare impunemente la sua potenza.