Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/145

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fra le folte fronde dell'albero, almeno fino allora, non era ancora passato nei loro cervelli.

Per qualche ora tennero consiglio, poi Alvaro ed i suoi compagni li videro riprendere le armi e scomparire nuovamente nella foresta, divisi in parecchi drappelli.

– Cercano le mie orme – disse Diaz, quando non li vide più, e ogni rumore cessò.

– Come spiegate tanto accanimento? – chiese Alvaro. – Forse pel desiderio di assaggiare della carne che ha la pelle bianca?

– No – rispose il marinaio. – Io credo che anche cadendo nelle loro mani, la mia vita non correrebbe pericolo alcuno.

– Spiegatevi meglio.

– Dai tupinambi che hanno affrontato quelle orde, ho saputo che il loro pyaie in un accanito combattimento è stato ucciso da una freccia.

«Io suppongo che mi abbiano inseguito per tanti giorni, per fare di me lo stregone delle loro tribù.

«Chissà, la fama che i tupinambi possedessero un pyaie dalla pelle bianca, può essere giunta fino a loro e mi hanno così ostinatamente inseguito, pel desiderio di avermi.

«Non saprei spiegarmi altrimenti questa caccia. Che cosa rappresenterebbe per loro un uomo? Appena una colazione.»

– Comincio a crederlo anch'io, Diaz – rispose Alvaro. – Che ritornino?

– Non ne dubito. Quando si persuaderanno che le mie tracce non si trovano nella foresta, noi li vedremo ricomparire.

– Se ci scoprissero?

– Non sospetteranno mai che noi ci troviamo così vicini. Ah! I maledetti! Non avevamo pensato alle caraja e saranno queste che tradiranno la nostra presenza.

I quadrumani, quantunque privi del loro maestro concertatore, già digerito dai tre europei, avevano improvvisamente incominciato il loro assordante concerto notturno.

Non vedendosi più inquietati, si erano ritirati sui più alti rami dell'enorme albero e di lassù lanciavano le loro grida strepitose, gonfiando enormemente i loro gozzi per sviluppare maggior forza.

– Mille demoni! – esclamò Alvaro. – Non mi ricordavo più di queste noiosissime scimmie.

– Le quali costituiranno per noi un gravissimo pericolo, signor Alvaro – disse Diaz.