Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/148

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che io non abbia che pochissime frecce, ma conosco il segreto di fabbricare il vulrali ed a suo tempo provvederò anche voi di gravatane. Non è cosa difficile distillare quel veleno, quando si conoscono le piante che lo forniscono.

– Chi ve lo ha insegnato?

– Un vecchio capo dei tupinambi. È un segreto che si trasmette solamente ai pyaie e che tutti gli altri ignorano. Ecco il perché quegli indiani non potrebbero fare senza di me.

– Ditemi, Diaz, che gli eimuri abbiano saputo che voi siete il possessore di tale segreto?

– Può darsi – rispose il marinaio. – Ah! Ecco che ritornano! Li odo attraversare la foresta. Non desidererei che ci scoprissero.

– Bah!... Non sospettano nemmeno che noi siamo così vicini.

– E le scimmie? – chiese Garcia che conosceva abbastanza lo spagnolo per comprendere qualche frase.

– Pendono fra le foglie e nessuno le scoprirà – rispose il marinaio.

Gli eimuri tornavano verso la radura e parevano furiosi per non aver ritrovato le tracce del pyaie dalla pelle bianca.

I drappelli giungevano uno dietro all'altro, radunandosi attorno al fuoco che non si era ancora spento.

Mugolavano come belve e manifestavano la loro rabbia impugnando le loro mazze e agitandole minacciosamente come se si preparassero ad un combattimento.

– Sono furibondi – disse il marinaio. – Cercate pure, le mie orme non le troverete di certo.

– Che non si decidano ad andarsene? – chiese Alvaro.

– Quassù non stiamo mica male, signore. Le foglie sono foltissime e non ci scorgeranno.

– Preferirei però che se ne andassero prima che spunti il sole – disse Alvaro.

– Non rimarranno qui eternamente.

Gli eimuri tennero un nuovo consiglio e poi si alzarono e ritornarono nella foresta tutti in gruppo.

Il marinaio attese che ogni rumore fosse cessato, poi disse ad Alvaro:

– Credo che sia giunto il momento di andarcene. Non torneranno più qui.