Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/267

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– Mi sono rifugiato su quest'isolotto dopo la distruzione della mia aldèe1 – rispose l'indiano.

– Sono sempre in fuga le tribù?

– Lo ignoro, ma so che gli eimuri, dopo d'aver devastati i villaggi dei tupy sono in ritirata dovunque, perseguitati dai caheti, dai tamoi e dai guaitacazi. Fra pochi giorni quei predoni saranno ricacciati nei loro deserti. Tutte le loro colonne sono in fuga e non resistono più.

– Eppure ieri hanno dato battaglia ai tupy.

– Lo so, ma mentre li inseguivano, a loro volta sono stati sorpresi e battuti. Ed il gran pyaie di Zoma che cosa fa qui?

– Ero in viaggio per cercare l'altro mio figlio che è stato preso dai tupy.

Gli occhi dell'indiano si accesero d'una luce sinistra.

– Sempre quei lupi immondi – disse. – Sono peggiori degli eimuri costoro e non rispettano nemmeno i nostri pyaie dalla pelle bianca. Lo hanno divorato?

– Non ancora.

– Perché ti sei fermato qui?

– Zoma, il padrone dei venti e delle acque, della terra e del sole, che insegnò ai figli rossi delle foreste a coltivare la manioca, mi aveva suggerito di venir a trovare Rospo Enfiato onde mi aiutasse a salvare mio figlio.

L'indiano si rizzò quanto era lungo e prese un atteggiamento fiero.

– Dunque Zoma mi reputa un grande guerriero? – chiese.

– Sì e te ne dà una prova mandandomi qui.

– La mia carne, il mio sangue e la mia gravatana appartengono al gran pyaie bianco – disse l'indiano. – Che cosa devo fare?

– Guidarmi al villaggio dei tupy ed aiutarmi a liberare mio figlio.

– Cururupebo è pronto a partire: egli è un grande guerriero e non ha paura di quei lupi maledetti.

– Prendi quello che ti può essere utile e partiamo.

Mentre l'indiano entrava nella tettoia per staccare la sua amaca e prendere i suoi vasi, il marinaio che era lietissimo dell'esito

  1. Villaggio.