Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/294

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Nondimeno non voleva essere il primo ad aprire le ostilità per non inasprire quei formidabili antropofaghi.

– Comincio ad annoiarmi – disse a Garcia che stava coricato presso di lui per non esporsi alle frecce. – Quando finirà questo blocco?

– Mi viene un sospetto signore – disse il mozzo.

– Quale?

– Che questi selvaggi aspettino il ritorno dei loro compagni per tentare un assalto.

– Non li vedo comparire. Devono aver continuato l'inseguimento colla speranza di riuscire a catturare Rospo Enfiato e Diaz.

– Se li prendono, saremo perduti, signore. Non possiamo ormai contare che sull'arrivo dei tupinambi.

– Il marinaio è un furbo e se è riuscito a sfuggire per tanti giorni all'inseguimento accanito degli eimuri, non si lascerà cogliere neanche dai tupy. E poi ha con sé Rospo Enfiato, uno dei più valenti guerrieri della tribù.

– Quanto tempo impiegheranno a tornare? La questione sta tutta qui.

– Gl'indiani sono camminatori infaticabili – rispose Alvaro.

– Ed i nostri viveri sono scarsi, signore. Non so se ne avremo abbastanza per fare la colazione.

– Ne serberemo una parte pel pranzo.

– E domani?

– Guarderemo il sole. Scendi e va' a fare una visita alla dispensa.

– Ah! Se avessi saputo che ci avrebbero assediati, avrei fatto economia.

– Tardi rimpianti, mio povero Garcia. Orsù, scendi, mentre io sorveglio questi bricconi che mirano ai nostri polpacci.

Il mozzo scomparve. La sua assenza non durò che qualche minuto e quando tornò sul tetto la sua faccia era più oscura del solito.

– E dunque, ragazzo? – chiese Alvaro.

– La nostra dispensa signore è ben misera.

– Cos'hai trovato?

– Tre gallette di manioca e due tuberi.

– Sono almeno grossi?

– Come la testa d'un fanciullo.

– Ne avremo abbastanza per fare tre pasti... Oh! Japy! Da dove è sbucato costui! Io credevo che fosse fuggito con Diaz e Rospo Enfiato.

Il giovane indiano era comparso sulla soglia d'un carbet che si trovava proprio di fronte alla prigione.

Pareva assai triste quel bravo ragazzo e aveva le lagrime agli occhi. Fece di nascosto alcuni segni ai due assediati, poi scomparve entro il carbet.

– Sono lieto d'averlo veduto – disse Alvaro al mozzo.

– Non potrà fare nulla per noi, signore – rispose Garcia. – Se si provasse a salvarci lo mangerebbero senza troppi scrupoli quantunque sia stato adottato dalla tribù!

– Chissà – disse Alvaro. – Eh! Che gl'indiani tentino qualche cosa?

Il cerchio si era spezzato ed i guerrieri entravano in un immenso carbet, il più vasto che esisteva nel villaggio e dove già Alvaro aveva veduto ritirarsi poco prima dei capi e sotto-capi, riconoscibili pei loro diademi di penne di tucano.

– Si radunano a consiglio – disse al mozzo. – Avremo presto qualche novità.