Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/47

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– Guardate là quei giganteschi alberi che sono carichi di frutta. Se provassimo ad assaggiarne qualcuna?

Alvaro alzò gli occhi e scorse, a breve distanza dal luogo ove erano sbarcati, parecchi alberi immensi adorni di fronde foltissime e che portavano delle frutta somiglianti alle pere; ma un po' più allungate e brillanti dei più vivi e svariati colori.

I loro tronchi poi erano letteralmente coperti da grosse gocce trasparenti che parevano formate d'acqua solidificata e che spandevano un aroma acutissimo.

Erano acajaba, gli alberi forse più belli e più preziosi dell'America del Sud, così pregiati dalle tribù indiane che per possedere i terreni su cui crescono, se li disputavano accanitamente con guerre sanguinosissime che costavano talvolta centinaia e centinaia di vite umane.

Alvaro che non li conosceva, non essendo mai stato prima d'allora nel Brasile, era rimasto perplesso dubitando che quelle frutta così colorite potessero servire al loro stomaco e racchiudessero invece qualche succo pericoloso.

– Si può provare, Garcia – disse finalmente. – Sono così belle quelle frutta che tenterebbero delle persone meno affamate di noi. Puoi salire?

– Per un mozzo la cosa non sarà difficile – rispose il ragazzo.

Stava per aggrapparsi ad alcune liane che si erano avviticchiate strettamente al tronco d'uno di quegli alberi, quando gli sfuggì un gran scoppio di risa.

– Ah! Signor Alvaro! – esclamò. – Come sono buffe! E che magrezza spaventosa!

– Chi? – domandò il portoghese.

– Guardate dunque lassù; in mezzo al fogliame! Quelle frutta devono essere ben squisite, se le divorano così avidamente!

Alvaro si fece sotto la pianta e guardò in alto, in mezzo al fogliame che come si disse, era foltissimo.

Degli esseri strani si agitavano fra i rami, spiccando di quando in quando dei salti sorprendenti per raggiungere i grappoli di frutta che saccheggiavano con una rapidità prodigiosa.

– Toh! – esclamò. – Delle scimmie!

– Delle scimmie! – rispose il mozzo. – Si direbbero giganteschi ragni, signore.