Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/52

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Quell'operazione inesplicabile pei due naufraghi, vissuti in un'epoca in cui il tabacco cominciava a essere appena noto ai popoli d'Europa, era invece spiegabilissima.

I due indiani fiutavano semplicemente un po' di tabacco polverizzato né più né meno come lo prendevano i nostri nonni. Solamente lo fiutavano in modo un po' diverso e con maggior vigore, soffiandoselo reciprocamente nel naso mediante quello strano istrumento formato da due ossa alari d'uccello, incrociate a quel modo.

Dopo d'aver sternutato abbondantemente, fino ad avere le lagrime agli occhi, i due selvaggi, felicissimi del successo di quella operazione, tornarono a sdraiarsi fra le erbe, tenendo gli sguardi sempre fissi sulle acque che in quel luogo parevano assai profonde.

Che cosa aspettavano? La risposta fu più pronta di quello che i due naufraghi credevano.

Non erano trascorsi quindici minuti, quando videro i selvaggi balzare rapidamente in piedi, uno tenendo in mano uno di quei pugnali di legno, aguzzo d'ambo le estremità e l'altro la corda di liane.

Quello armato del pugnale che sembrava il più robusto e anche il più attempato, si slanciò su una piccola rupe che s'alzava presso la spiaggia, scrutò, con estrema attenzione le acque, poi si cacciò il pugnale fra i denti e con un magnifico salto di testa s'immerse.

– Sono pescatori – disse Alvaro al mozzo. – Sarei però curioso di sapere quale specie di pesce andrà a pugnalare.

– Dubito che possa riuscirvi – rispose il ragazzo. – Sono troppo lesti gli abitanti delle acque.

– Ah! Diavolo!

– Che cosa avete, signore?

– Guarda! Perdinci! Che fegato hanno questi selvaggi.

Una testa enorme si era mostrata improvvisamente alla superficie, a pochi passi dal luogo ove l'indiano si era immerso, la testa d'un pescemartello.

– Il pescatore è perduto! – esclamò il mozzo.

– Ma no – rispose Alvaro. – Egli si è immerso per assalire lo squalo.

– Che abbiano tanto coraggio questi selvaggi?

– Apri bene gli occhi, Garcia.

Il pescatore era ricomparso a galla tenendo sempre fra i denti il lungo pugnale di legno e muoveva risolutamente verso lo squalo che giuocherellava fra la spuma.