Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/12

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4 la città dell'oro

mai, quando sono lanciate da un indiano dell’Orenoco. Ti dirò poi che....

— Zitto, cugino!

— Il giaguaro?

— Ho udito laggiù a rompersi un ramo.

— Fermati, Alonzo! Non vorrei festeggiare il tuo arrivo dalla Florida con una disgrazia.

— Taci! Non ho paura.

I due cugini si erano arrestati col dito sul grilletto del fucile e gli occhi fissi sugli ammassi di tronchi e di fogliame che si stendevano dinanzi a loro.

Al di là della boscaglia si udiva gorgogliare la corrente dell’Orenoco, di quel fiume gigante che coi suoi numerosi affluenti solca contemporaneamente le due repubbliche di Columbia e di Venezuela, allungandosi fin presso l’altro gigante che attraversa tutta intera l’America del Sud centrale, il famoso fiume delle Amazzoni.

Alcuni mico, scimmiottini così piccoli che possono stare in una scatola di sigari, graziosissimi, svelti, intelligenti, emettevano le loro grida lamentevoli, dondolandosi all’estremità dei rami, mentre su di un tronco una coppia di canindè, bellicosi pappagalli grossi come le cacatoe dell’Australia, colle ali turchine ed il petto giallo, cicalavano a piena voce.