Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/151

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Fra i pecari e le mosche-cartone 143

poichè se ardiscono interromperlo, quello strano direttore corale distribuisce calci e scapaccioni con prodigiosa rapidità.

Si vedevano però degli animali che avrebbero ben meritato una palla, ma si tenevano lontani. Erano delle iguane, bruttissimi rettili somiglianti alle lucertole, ma lunghi un metro e mezzo, con una cresta che corre sul loro dorso fino all’estremità della coda, colla testa di forma piramidale a quattro facce, le dita delle zampe ineguali e la pelle color verde cupo quasi nera.

Quei rettili che vivono per lo più sugli alberi, al pari dei camaleonti d’Africa, hanno la proprietà di cambiar colore, specialmente se sono irritati, e quantunque al vederli siano ributtanti, sono squisiti a mangiarsi, somigliando la loro carne al pollo giovane o alla coscia dei ranocchi.

— È una vera disgrazia, — diceva il dottore, — il non poter abbatterne almeno uno; si farebbe una colazione squisita.

— Ma sono ben brutti, dottore — diceva Alonzo, facendo un gesto di ribrezzo.

— Ma dinanzi ad un arrosto d’iguana non saresti tanto schizzinoso, giovanotto mio.

— Vi sono altre specie, oltre quella che abbiamo veduta?