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Fra i pecari e le mosche-cartone 147

acuto come quello di un maiale quando riceve la mazzata sul cranio, rispose alla detonazione.

— Toccato! — gridò Alonzo. — Ho veduto laggiù cadere l’animale! Accorriamo!

Il dottore, invece di slanciarsi innanzi, aveva afferrato il compagno per le braccia dicendogli rapidamente:

— Presto!... Arrampicatevi su quest’albero!...

— Arrampicarmi su quest’albero! — esclamò il giovanotto guardandolo con sorpresa. — Ma è nella macchia che la selvaggina è caduta!

— Lasciala andare. Obbedisci, se ti preme la pelle.

— Ma se...

— Basta!... Arrampicati!... Stanno per venire!...

Alonzo avrebbe voluto chiedere al dottore se aveva perduto il cervello, ma dinanzi a quell’ordine che non ammetteva altri ritardi, con un balzo s’aggrappò ai rami d’un enorme simaruba, mettendosi in salvo sul tronco. Velasco, malgrado non fosse più giovane, con tre mosse s’issò e lo raggiunse.

Era tempo!... Attraverso ai cespugli ed agli alberi si udivano echeggiare grugniti furiosi come si avvicinasse una banda di cinghiali pronta alla lotta.

— Eccoli — disse il dottore. — Fortunatamente siamo al sicuro; ma un minuto di ritardo e per noi era finita.