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Una emigrazione di formiche fiamminghe 163

d’altezza, scostandosi dalla base in modo che parecchi uomini possono trovare rifugio sotto quegli scompartimenti.

Quel colosso torreggiava sopra tutti gli alberi della grande foresta, ma quello che destava soprattutto sorpresa, erano delle strane costruzioni che s’ergevano attorno alla base.

Erano dieci o dodici coni di terra che pareva fosse stata prima masticata per unirla per bene, situati gli uni accanto agli altri, d’una grossezza ragguardevole e d’uno spessore notevolissimo a giudicarlo a colpo d’occhio. Al dottore non ci volle molto a riconoscere cosa erano.

— Quest’oggi abbiamo da fare colle formiche — diss’egli. — Si direbbe che questa foresta n’è piena.

— Dove sono? — chiese Alonzo.

— Quei coni sono i nidi delle termiti, formiche assai grosse, nere, colla testa bruna e armata di robuste branche.

— Sono pericolose?

— Non meno delle altre, ma difficilmente emigrano e non si radunano in bande immense e... Toh! Ancora il grugnito di prima!... Ah! Ah! Dovevo immaginarmelo!

— Che cosa?

— Che dovevamo incontrare un orso formichiere.